Guzzanti tiri la cinghia senza chiedere oboli

Se gli assegni di mantenimento non sono sostenibili, chieda al tribunale di rivederli. Se le spese sono eccessive, tagli quelle non indispensabili

Guzzanti tiri la cinghia senza chiedere oboli
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Gentile Direttore Feltri,
sembra che Paolo Guzzanti sia alla canna del gas, tanto da chiedere aiuto economico agli amici, avendo sul conto corrente circa 14 euro. Come è possibile che sia più al verde di un semaforo? E lei contribuirebbe inviandogli denaro?

Marta Maschio

Cara Marta,
le opere di bene non dovrebbero essere ostentate e nemmeno dichiarate, ma le circostanze mi inducono a svelare che io e mia moglie siamo soliti, da sempre, aiutare, come possiamo, chi si trova in difficoltà. Può accadere a chiunque di noi di ritrovarsi in bolletta, di attraversare un periodo buio e faticoso, magari di perdere il lavoro e di non riuscire più a provvedere alle spese per i figli, per la casa, per i generi di prima necessità.

Ritengo quindi doveroso tendere una mano a chi ha bisogno, ma non credo che sia questo il caso di Paolo Guzzanti, il quale incassa una nutrita pensione, un goloso vitalizio e compensi consistenti derivanti dalla sua attività di opinionista. È in essere un contratto con Mediaset, quindi Guzzanti lavora e guadagna, non è un senzatetto disperato che brama un tozzo di pane né uno di quei padri separati che finiscono con il campare in macchina non avendo i quattrini per pagare un affitto. Vorrebbe forse farci credere questo? È insultante che gente la quale ogni mese recepisce migliaia e migliaia di euro pianga miseria su un quotidiano nazionale. Trovo questa condotta vittimistica assolutamente di pessimo gusto e anche fin troppo poco dignitosa. Comprendo che le separazioni costano, che occorre mantenere a vita le ex moglie, ma gli assegni di mantenimento sono proporzionali agli introiti e dubito che un tribunale possa imporre ad un uomo di corrispondere alla ex coniuge più di quanto egli dichiari di guadagnare lasciandolo quindi con le pezze sul deretano, come si usa dire. Sospetto che Guzzanti necessiti di entrate ulteriori e aggiuntive non perché sia a stomaco vuoto e non sia capace di comprare il pane, piuttosto perché, come egli stesso afferma, è abituato ai lussi, allo sfarzo, al benessere e, anziché stringere un pochino la cinghia rinunciando al superfluo, predilige rinunciare alla dignità e mantenere un tenore di vita che evidentemente va oltre le sue effettive possibilità. Possibilità che - specifichiamolo - sono elevate.

Io non sono nato ricco. La mia famiglia era sì una famiglia borghese, della media borghesia, ma la perdita del babbo quando avevo solo 6 anni influì negativamente sulle nostre finanze. Mia madre si diede da fare, trasmettendomi questo amore per il lavoro e il senso del dovere, ma il negozio di alimentari che ella gestiva, ossia di sua proprietà, andò in fallimento. Non ne compresi mai le ragioni. Accadde. E lì cominciò per noi una fase di grave disagio, che senza dubbio mi segnò profondamente, tanto che se ho accumulato un bel patrimonio è anche e soprattutto perché un giorno, proprio in quel periodo, quando i morsi della fame mi divoravano, promisi a me stesso che non avrei mai patito questa sofferenza. Vidi un pezzo di pane per strada e mi avventai per divorarlo. Non chiesi mai sostegno, non tesi mai la mano, neppure con mia madre osai mai lamentarmi. La fame è mostruosa. Grazie a Dio, la provai traendone forza e insegnamento.

Sono diventato ricco risparmiando, dando valore al denaro guadagnato, non soltanto rimboccandomi le maniche e sgobbando. Guzzanti è «in povertà» non perché non abbia entrate, bensì perché le sue uscite oltrepassano le prime. Piuttosto che fare la colletta per consentirgli di spendere e dilapidare non solo i suoi soldi ma anche i nostri, sarebbe il caso che frequentasse un corso di economia domestica per apprendere i preziosi rudimenti dell'arte di fare quadrare i conti, di cui le nostre donne da sempre sono specialiste.

No, non invierei a Guzzanti nemmeno un euro. Se ne avesse davvero necessità, sarei il primo ad intervenire, sebbene non siamo amici. Ma più utile e più saggio è dare a chi non ha, invece che dare a chi ha tanto e quel tanto non gli basta mai.

Se gli assegni

di mantenimento non sono sostenibili, chieda al tribunale di rivederli. Se le spese sono eccessive, tagli quelle non indispensabili.

Qualche sacrificio nella vita occorre farlo. Non possono farlo gli altri al posto nostro.

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