«Mosca utilizza i profughi come arma anti-Occidente»

Francesco De PaloNon fossero in ballo migliaia di vite umane, le parole del Generale della Nato Philip Breedlove rivolte ai senatori americani sembrerebbero uno scherzo di cattivo gusto. Dinanzi alla Commissione per i Servizi Armati del Senato, il Comandante Supremo delle forze Nato in Europa ha detto che Mosca sta usando i migranti giunti in Grecia come «arma contro l'occidente», al fine di destabilizzare e minare il continente. Asserendo che la Russia e Bashar al-Assad hanno utilizzato le famigerate barel bomb sganciate contro i civili in Siria solo per metterli in fuga e creare così problemi agli altri Paesi. Parole di piombo, che giungono nel giorno in cui a Idomeni, dove il numero dei migranti intrappolati ha sfondato quota diecimila, appena 170 profughi rispetto ai 570 concordati sono passati tra la mezzanotte e l'alba al confine con Fyrom in due mini aperture da venti minuti, e nelle stesse ore in cui la Commissione Ue si appresta a votare il piano straordinario da 700 milioni, di cui 300 per il 2016. Ieri il Collegio dei Commissari riunito a Bruxelles, su iniziativa del Commissario Ue per gli Aiuti umanitari e la gestione delle crisi Stylianides ha messo nero su bianco cifre e modalità del piano con cui «fornire assistenza di emergenza alla crisi all'interno dell'Ue molto più velocemente rispetto a prima». Ben 700 milioni da spalmare tra il 2016 e il 2018 orientati per la maggior parte in Grecia, ma anche in altri paesi coinvolti da «un afflusso improvviso di rifugiati» ha spiegato. Cibo, ricoveri e servizi essenziali che, per evitare contrattempi gestionali «alla greca», non andranno nelle mani dei governi ma direttamente alle realtà che si occupano dei migranti, come ong e Croce Rossa internazionale. È la la direttrice di marcia imboccata da Bruxelles, convinta che a Schengen non esista alternativa, come ribadito dal presidente del Consiglio europeo Tusk durante l'incontro con il premier croato Oreskovic. E spargendo ottimismo in vista del summit di lunedì prossimo a Bruxelles che servirà a dare «piena attuazione al piano Turchia-Ue», nonostante le provocazione del premier slovacco Fico secondo cui tutta la Grecia diventerà un hotspot per il bene dell'Ue. Di fatto si rischia una «Giungla 2» come a Calais, ma su vasta scala, con immensi campi permanenti che Bruxelles fa costruire per ora in Grecia, ma potenzialmente anche in Italia se l'ipotesi della rotta albanese dovesse diventare realtà, come dimostra la visita del ministro Alfano a Bari due giorni fa per preparare un piano nel caso in cui gli scafisti decidano di attraversare il Canale d'Otranto.

Ecco che da un lato l'Ue si trova a dover trattare con la Turchia che, pur incassando tre miliardi, pareva inizialmente intenzionata a non far transitare nelle sue acque le navi della Nato per pattugliare i confini e oggi offre un accordo per la redistribuzione dei migranti respinti, mentre dalle coste turche continuano a partire centinaia di migranti.

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