Neppure il Coronavirus ferma la burocrazia: 450 norme, risultati zero

Da inizio pandemia, tante regole inutili E gli italiani si rifugiano al monte dei pegni

Neppure il Coronavirus ferma la burocrazia: 450 norme, risultati zero

Nel 2020 l'Italia ha conseguito un primato, ma si tratta di un risultato che nessuno ci invidia. Secondo la Cgia di Mestre, infatti, in ragione della forsennata ansia di regolazione espressa dal governo Conte, nei passati dodici mesi abbiamo assistito a un'esplosione normativa. In sostanza, si è avuto una crescita impressionante delle regole, con il risultato che si creata una vera e propria montagna di carta, riportante obblighi e norme di varia natura.

Tra Protezione civile, Ministero dell'Interno, Ministero della Salute e via dicendo, le misure in senso lato legislative introdotte sono ben 450, se si sommano leggi, decreti, DPCM, ordinanze, linee guida e via dicendo. Nell'insieme, siamo di fronte a una quantità di regole che nessuno, ovviamente, è in grado di padroneggiare.

Al tempo stesso, sul piano sanitario il risultato è stato disastroso. Secondo i dati ufficiali basti consultare il sito worldmeter.info in Italia abbiamo avuto 1.440 morti ogni milione di abitanti, mentre la media globale è di 271. Per restare in Europa, il dato tedesco è di 621, quello svedese di 1.086, quello olandese è di 782, e via dicendo. In definitiva, siamo stati sommersi di leggi e misure amministrative per ottenere un fallimento pure nella tutela della vita.

Non bastasse questo, l'economia è sempre più in ginocchio. Sono ormai moltissimi i segnali che ci arrivano a testimoniare la progressiva disfatta di un tessuto progressivo che in passato era stato molto solido, poggiando soprattutto su quanto si era costruito in quelli che furono chiamati «i trenta gloriosi» (i tre decenni successivi al 1945). Tra i molti elementi che ci fanno presagire un 2021 dolorosissimo per tante famiglie e imprese uno tra gli altri è meritevole di essere ricordato, perché fa impressione scoprire che, nel terzo millennio, si vada assistendo a un boom dei banchi dei pegni. Ci sono infatti tantissimi, soprattutto tra quanti hanno una partita Iva, che stanno rinunciando a qualche bene di famiglia per provare a resistere nonostante tutto. In fondo, quello che stiamo assistendo conferma in una forma estrema una tesi cruciale di Bruno Leoni, che già mezzo secolo fa ammoniva sulle conseguenze di una legislazione ipertrofica. Lo studioso torinese in vari scritti sottolineò che quando abbiamo alcuni soggetti che possono fare e disfare l'ordinamento, con la produzione di leggi scritte, l'intera società perde ogni certezza del diritto: dal momento che nessuno può dire quali saranno le regole che dovremo rispettare in futuro.

Con la gestione Conte della crisi sanitaria, ci è impossibile conoscere quali regole dovremo seguire non soltanto tra un anno, ma perfino tra una settimana. Siamo così entrati in un caos regolamentare che intralcia chi vuole lavorare e produrre ricchezza, anche perché crea una fitta nebbia attorno a noi.

Per uscire dal disastro economico in cui siamo e in cui saremo ancor più nei prossimi mesi, dovremo fare chiarezza pure su questo: perché quello di cui abbiamo bisogno sono poche regole e poste a tutela dei diritti fondamentali.

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