Il Papa ricorda a Orbán la "fraternità"

Francesco: "Basta odio". La replica: "Non lasci che l'Ungheria cristiana perisca"

Il Papa ricorda a Orbán la "fraternità"

Il Vaticano insiste: si tratta di un viaggio pastorale. Ma dai contenuti della prima giornata sembra piuttosto una visita dal sapore politico, quella iniziata ieri nella Budapest di Orban, in quell'Europa orientale che di fronte alla crisi migratoria afghana sembra voler alzare muri anziché ponti. Parla, Papa Francesco, di rigurgiti antisemiti, di «minaccia che ancora serpeggia in Europa», una «miccia da spegnere», e chiede al Vecchio Continente di ritrovare le «radici cristiane».

Risponde il premier Orban: «Ho chiesto al Papa di non lasciare che l'Ungheria cristiana perisca». Ma nessun riferimento all'accoglienza ai migranti. Quello iniziato ieri è il primo viaggio internazionale di Bergoglio dopo l'operazione al colon dello scorso 4 luglio. Il Pontefice è in ripresa, sta bene, è sorridente, anche se nell'incontro con i leader religiosi resta seduto e scherza: «Scusate, non ho più 15 anni».

Nel suo primo discorso a Budapest, ai rappresentanti del Consiglio ecumenico delle Chiese e di alcune Comunità ebraiche dell'Ungheria, Francesco chiede di abbattere i muri delle incomprensioni con gli ebrei, mettendo fine a polemiche scatenate anche recentemente per alcune sue frasi sulla Torah. «Apprezzo tanto l'impegno che avete testimoniato ad abbattere i muri di separazione del passato; ebrei e cristiani, desiderate vedere nell'altro non più un estraneo, ma un amico; non più un avversario, ma un fratello», esordisce Bergoglio, che poi lancia un messaggio piuttosto attuale. «A noi è chiesto di lasciare le incomprensioni del passato, le pretese di avere ragione e di dare torto agli altri, per metterci in cammino verso la sua promessa di pace, perché Dio ha sempre progetti di pace, mai di sventura». Dunque l'allarme: «La minaccia dell'antisemitismo ancora serpeggia in Europa e altrove. È una miccia che va spenta», ammonisce Bergoglio. E «il miglior modo per disinnescarla è lavorare in positivo insieme, è promuovere la fraternità».

L'incontro con il premier Viktor Orban è il momento centrale della prima giornata ungherese. Un faccia a faccia di 40 minuti che il Vaticano definisce «cordiale». Tra i vari argomenti trattati, «il ruolo della Chiesa nel Paese, l'impegno per la salvaguardia dell'ambiente, la difesa e la promozione della famiglia».

Risponde Orban su Facebook: «Ho chiesto a Papa Francesco di non lasciare che la Ungheria cristiana perisca». Non è dunque un caso che il premier abbia donato al Pontefice una copia della lettera che il re ungherese Be'la IV nel 1250 aveva scritto a Papa Innocenzo IV, in cui chiedeva l'aiuto dell'Occidente contro i bellicosi tartari che minacciavano l'Ungheria cristiana.

La giornata a Budapest termina con una messa a Piazza degli Eroi a conclusione del 52° Congresso eucaristico internazionale, alla presenza di 100mila fedeli.

Nel congedarsi dal Paese, prima di volare verso Bratislava, il Papa ringrazia l'Ungheria per la sua apertura: «Il mio augurio è che siate così: fondati e aperti, radicati e rispettosi». E c'è chi vede in queste poche parole una stoccata al governo che invece tutt'altro vuole che l'accoglienza ai migranti. Ma il seme del Papa è gettato, chissà se Orban lo raccoglierà.

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