Quel pressing grillino su Speranza per prendersi la sanità in Molise

La denuncia del governatore azzurro, Donato Toma, al Giornale.it: "Il M5S locale ha fatto pressione sul ministro Speranza per inibire me e il centrodestra". E la nuova commissaria alla sanità molisana è pure indagata assieme a Zingaretti

Quel pressing grillino su Speranza per prendersi la sanità in Molise

"Sa quanto ci è costata finora la struttura commissariale? Circa un milione di euro l’anno, faccia lei i conti. Sono soldi che avremmo potuto investire nella sanità, soprattutto in un momento delicato come questo". La nomina di un nuovo commissario esterno alla sanità molisana è un boccone amaro da mandare giù per il presidente della Regione, Donato Toma. Il governatore di Forza Italia si è adeguato alla decisione del ministro Roberto Speranza. Ma, ci tiene a sottolineare, "gli accordi presi non erano questi".

Nel patto per la Salute siglato nel dicembre del 2019, qualche settimana prima che il Covid rivoluzionasse le nostre vite, il governo Conte Bis si era impegnato a rivedere l’istituto del commissariamento. Così, dopo le dimissioni dell’ex generale e commissario ad acta della Regione Molise, Angelo Giustini, formalizzate a metà marzo a seguito di una inchiesta che lo vedeva indagato per "abuso d'ufficio e omissione di atti d'ufficio in merito alla gestione dell'emergenza Covid", il governatore Toma si aspettava di prendere le redini della sanità molisana.

Il nuovo commissario indagata con Zinga

E invece oggi a Campobasso arriverà l’ennesimo commissario esterno nominato da Roma. Si tratta di Flori Degrassi, ex direttore generale della Asl Roma 2, una delle più grandi d’Italia. Settant’anni appena compiuti, originaria di Capodistria, vanta un curriculum di tutto rispetto: laurea in Medicina e Chirurgia con specializzazione in Igiene e medicina preventiva e master in Economia sanitaria ed epidemiologia.

Il suo nome, però, secondo quanto riferiscono alcuni quotidiani, tra cui il Corriere, figurerebbe, assieme a quello del presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, e dell’assessore Alessio D’Amato, nell’inchiesta coordinata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo sulle nomine di alcuni dirigenti della sanità del Lazio privi dei requisiti per ricoprire i rispettivi incarichi.

L’indagine è scaturita da un esposto presentato nell’estate del 2019 dal consigliere regionale di Fratelli d’Italia, Antonello Aurigemma, in seguito alla scoperta di presunte irregolarità nella nomina del direttore generale del Policlinico Umberto I e della Asl Roma 6. "Zingaretti e D’Amato provarono a modificare con una determinazione dirigenziale i criteri stabiliti dalla legge nazionale, che richiede un’esperienza almeno quinquennale in strutture sanitarie pubbliche o private come requisito per l’incarico di direttore amministrativo", ricostruisce lo stesso consigliere, raggiunto al telefono dal Giornale.it. Il reato ipotizzato, quindi, era quello di abuso d’ufficio.

Le pressioni del M5S su Speranza

"Non contesto la figura nominata, ma come è stata imposta questa nomina e lo strumento stesso del commissariamento che finora è stato fallimentare", ci spiega il presidente della Regione Molise, che nei giorni scorsi ha già incontrato il sub commissario, Annamaria Tomasella. Il punto, secondo il governatore, è che si tratta di una nomina politica che va contro gli interessi dei cittadini. Sullo sfondo c’è lo scontro con il M5S locale. "Da subito, assieme ai due colleghi del Pd, i consiglieri pentastellati della regione si sono opposti all’ipotesi di una mia nomina a commissario alla Sanità, questo per cercare di inibire me e il centrodestra, e scongiurare la possibilità che potessimo gestire con successo anche le politiche sanitarie", accusa Toma.

"Evidentemente, tramite i ministri dello stesso partito, - ipotizza il governatore - sono riusciti a fare pressioni su Speranza per spingerlo a nominare l’ennesimo commissario esterno". Secondo i bene informati, la stessa ex direttrice della Asl Roma 2, su cui è ricaduta la scelta, sarebbe vicina all’area politica del ministro della Salute. Tra i primi ad esultare per la sua nomina, inoltre, c’è stato proprio un parlamentare molisano del M5S, Antonio Federico, che, come si legge sui quotidiani locali, si è subito augurato che la nuova struttura commissariale potesse "incidere su tutti gli aspetti sanitari che il M5S ha segnalato in questi anni".

Il commissariamento tra sprechi e mancanze

"Non è detto che io non impugni questa delibera, ci stanno lavorando i miei legali. Per ora mi sono limitato ad esprimere il mio disappunto", fa sapere Toma. "Ora – aggiunge - aspetto che i commissari illustrino la loro strategia e soprattutto che mi spieghino come intendano recuperare i punti di assistenza, i cosiddetti Lea, che abbiamo perso in questi anni". "Sicuramente – è convinto il governatore – quella di imporre un nuovo commissario esterno è di per sé una scelta antieconomica e obsoleta".

Il commissariamento della sanità molisana è iniziato nel 2009, quando il governo ha deciso di intervenire per gestire il piano di rientro di un debito di circa 300 milioni di euro. Da allora il disavanzo non è stato ancora appianato. "Al contrario, con l’amministrazione Pd è aumentato di circa 250 milioni", denuncia Toma. "Per farle un esempio, - prosegue il governatore - dall’8 maggio al 7 dicembre del 2018, il periodo in cui siamo stati senza commissario in attesa che il governo lo nominasse, abbiamo abbassato il debito di 20 milioni di euro: è ovvio che senza strutture esterne le decisioni sono più spedite ed efficaci".

Senza contare le spese di gestione che servono per mantenere la struttura commissariale: centinaia di migliaia di euro, che secondo l'amministrazione molisana sarebbero potuti essere risparmiati con la nomina non retribuita del presidente come commissario ad acta, ed investiti per rendere più efficiente il servizio sanitario regionale in tempi di pandemia.

"Il debito della sanità - ragiona - si riverbera su quello della regione Molise, e io ho superato i 533 milioni di euro di disavanzo nel bilancio regionale".

"Dovrò fare un piano di riequilibrio da portare avanti, se non ho lo Stato al mio fianco non ci riuscirò, quindi dovrò chiedere a Roma un intervento straordinario. Se fossi stato io il commissario – conclude - sarebbe stato tutto più facile".

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