Putin, 21 compleanni al potere e si regala il missile ipersonico

Sul nuovo voto negli Usa promette di non interferire. Poi mano tesa a Biden: pronti a ricucire sul nucleare

Putin, 21 compleanni al potere e si regala il missile ipersonico

«Non interferiremo. Rimarremo osservatori esterni delle elezioni americane e saremo pronti a collaborare con il leader cui il popolo americano darà fiducia». Vladimir Putin, in un'intervista un po' ingessata concessa all'agenzia di Stato russa Tass in occasione del suo sessantottesimo compleanno, fa una promessa impegnativa, considerando che il presidente uscente Donald Trump è stato inseguito per tutto il suo quadriennio alla Casa Bianca dalle accuse di favori ricevuti dal Cremlino.

Putin glissa sul fatto che Trump abbia rischiato addirittura l'impeachment per il sospetto che proprio lui abbia lavorato sottobanco per fargli vincere le presidenziali del 2016 ai danni della favoritissima Hillary Clinton: preferisce osservare che le intenzioni manifestate a suo tempo da Trump per migliorare i rapporti con Mosca siano fallite, «penso in gran parte per un certo consenso bipartisan sulla necessità di contenere la Russia». Il presidente russo, al potere ormai da quasi ventun anni, già guarda all'eventuale successore di Trump, quel Joe Biden con il quale si dice pronto a ricucire lo strappo sul trattato di riduzione delle armi nucleari voluto proprio dal suo deludente pupillo alla Casa Bianca.

Nel frattempo, il compleanno di «zar Vladimir» è stato allietato da un dono all'altezza delle sue ambizioni geostrategiche: il primo test di successo del nuovo missile ipersonico Zirkon, la super arma di cui Putin si era già da tempo gloriato in anticipo. Lo Zirkon promette, grazie alla sua straordinaria velocità di quasi 10mila km orari, di essere una minaccia seria per i sistemi di difesa antimissile americani e per le grandi portaerei degli Usa e degli altri Paesi della Nato. Nell'intervista alla Tass, Putin ha mescolato nel suo stile comunicativo toni morbidi a concetti tipici dell'autocrate che è. Così, da una parte, ha assicurato che in Russia non è proibito criticare le autorità, ma solo profanare i simboli dello Stato quali l'inno e la bandiera, e dall'altra ha ricordato ai media che non dovrebbero «parlare senza soppesare le parole né vomitare idiozie». Poi ha meglio chiarito il concetto riconoscendo l'impossibilità per lo Stato di controllare tutta l'informazione, soprattutto perché i giovani non guardano più la televisione ma navigano su internet, un mondo che dovrebbe essere regolato con severità per impedirgli di danneggiare la società.

Fedele alla regola imposta da Putin di non nominare mai Aleksei Navalny, l'intervistatore della Tass ha evitato di porgli domande su un tema che l'avrebbe meritato: cosa pensasse della richiesta fatta dalla sua collega tedesca Merkel all'Unione europea di imporre sanzioni alla Russia se non darà risposte serie sull'avvelenamento col novichok del suo più tenace oppositore politico.

Nella Russia di Putin certe impertinenze sono pericolose: esattamente 14 anni fa, nel giorno del compleanno del presidente, Anna Politkovskaya pagò con la vita, vittima di un assassinio rimasto senza mandanti, il suo coraggio di giornalista.

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