Quote rosa superate dalla realtà

Adesso è facile complimentarsi da donna a donna con Giorgia Meloni. Ora che ha fatto un pezzo di storia, diventando prima presidente del Consiglio.

Quote rosa superate dalla realtà

Adesso è facile complimentarsi da donna a donna con Giorgia Meloni. Ora che ha fatto un pezzo di storia, diventando prima presidente del Consiglio. La solidarietà femminile, quella che è sempre mancata quando la leader di Fdi era sotto i colpi degli odiatori seriali, arriva nel momento della vittoria. Meglio tardi che mai, certo. Ma i messaggi di congratulazioni delle avversarie e degli avversari politici non riescono a nascondere un malcelato stupore, come se fosse un'anomalia, un errore di sistema che il centrodestra sia riuscito a portare una donna a palazzo Chigi. «Ci hanno scavalcato a sinistra», pensano loro. Invece, quello che è accaduto ieri, è la naturale conclusione di un percorso oramai trentennale intrapreso dal centrodestra: cioè la valorizzazione del merito, la selezione della classe dirigente in base alle caratteristiche professionali e non esclusivamente di genere. Non è un caso che la più giovane presidente della Camera (e seconda donna in assoluto a ricoprire quell'incarico dopo Nilde Iotti) sia stata Irene Pivetti durante il primo governo Berlusconi nel 1994 e che proprio Giorgia Meloni, quattordici anni dopo, sia stata la ministra più giovane della storia della Repubblica. Così come non è un caso che, in questo momento, l'unica presidente di regione - l'Umbria - sia la leghista Donatella Tesei.

Non solo, al di là del pregiudizio progressista, la storia della destra italiana ha sempre riservato uno spazio privilegiato e autonomo alle donne e alle tematiche rosa. Anche quando essere donna ed essere di destra sembrava un ossimoro ed era anche pericoloso, nel senso fisico del termine. Nasce da quelle parti l'idea che si possano fare politiche femminili senza essere per forza femministe e il concetto - basilare - della complementarietà e non della contrapposizione, tra uomo e donna (basti pensare alla rivista-laboratorio Eowyn).

Questa storia nasce anche da quella storia. Ed è un racconto di merito e competenza che spiega molto bene come le quote rosa non siano solo il frutto sterile dell'ideologia rossa, ma soprattutto una gabbia per le donne stesse.

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