Selinunte, le meraviglie dell'archeologia. Gli scavi restituiscono l'agorà da record

Torna alla luce uno spazio immenso e misterioso di 33mila mq. Trovati pure una matrice in pietra, un amuleto e una miniatura

Selinunte, le meraviglie dell'archeologia. Gli scavi restituiscono l'agorà da record

Immaginate uno spazio grande il doppio di piazza del Popolo a Roma. E immaginatela piena di uomini e donne, traffici, commerci. Quelli che si svolgevano più di 2500 anni fa a Selinunte, la colonia greca fondata nel settimo secolo avanti Cristo in questo angolo di Sicilia a un passo dal mare, nella attuale provincia di Trapani.

Un'agorà di 33mila metri quadri, la più grande del mondo antico, è stata identificata nel corso dell'ultima campagna di scavi guidata da Clemente Marconi nel parco archeologico siciliano. Un lavoro immenso, portato avanti per la prima volta da due missioni internazionali, quella dell'Institute of Fine Arts della New York University e quella dell'Università degli Studi di Milano con la squadra dell'Istituto Archeologico Germanico, che ha consentito di conoscere meglio la storia di questa colonia, l'antica Selinus, che ebbe breve vita: fondata dai coloni giunti da Megara Hyblea guidati da Pàmmilo nel 620 a.C. (secondo Tucidide, mentre Diodoro parla del 650), fu distrutta dai Cartaginesi guidati da Annibale nel 409 avanti Cristo.

Marconi, l'archeologo che da anni studia i resti di Selinunte, non ha dubbi: «Si tratta - dice all'Ansa, che ha avuto in anteprima i risultati degli scavi - di esiti della massima importanza per la conoscenza di Selinunte in età arcaica e classica». L'agorà ha dimensioni sconcertanti e misteriose: perché uno spazio così grande? Risposte al momento non ce ne sono. Di certo è solo dalle immagini realizzate con il drone che ci si può rendere conto dell'effettiva ampiezza di quello che doveva essere il cuore dell'antica Selinus, prima della distruzione cartaginese. Lo spazio ha una forma perfettamente trapezoidale che sembra avesse un cuore nell'antica tomba di Pàmmilo, che gli archeologi indicano come fondatore della città. «Una conca vuota che impressiona per la sua ampiezza e il suo fitto mistero - dice il direttore del Parco archeologico di Selinunte, Felice Crescente - un primo esempio di musealizzazione su vasta scala che, sfruttando il contrasto creato dal diverso modo di rilasciare o assorbire la luce naturale della vegetazione diversamente trattata, restituisce un'immagine chiara e con contorni netti dello spazio visivo». «Siamo nel cuore di Selinunte - aggiunge l'assessore regionale ai Beni culturali e Identità siciliana, Alberto Samonà - e grazie alle attività di pulizia, predisposte dal direttore del Parco è possibile avere una visione d'insieme, seppure parziale, di questa immensa agorà. Dà l'idea della magnificenza di questa città e della sua straordinaria essenza, che si comprende anche dai ritrovamenti eccezionali delle missioni archeologiche. Pezzi unici che da venerdì saranno esposti al pubblico all'antiquarium».

Tra i reperti che la terra ha restituito, la parte mancante di una matrice in pietra (la prima era stata trovata dieci anni fa a breve distanza) servita per la fusione di un oggetto in bronzo, forse uno scettro. Un oggetto così prezioso, ipotizzano oggi gli archeologi, da non dover essere replicato. Per questo subito dopo la fusione le matrici sarebbero state seppellite in due luoghi diversi. Ci sono poi un amuleto in forma di falco, immagine del dio del cielo Horo realizzata in blu egizio, che arriva dall'Egitto della fine del VII secolo a.C., e una statuina in miniatura raffinatissima di una sirena in avorio, ritrovata in frammenti nel 2017 e ricostruita in questi mesi in laboratorio. Una piccola meraviglia, sottolinea Marconi, quasi certamente importata dalla Grecia, che «racconta la ricchezza raggiunta dalla città nel VI secolo a.C.». Tutti questi ritrovamenti arrivano dal cosiddetto tempio R, costruito nel VI secolo a.C.

Il terzo tempio rispetto ai due più recenti dell'acropoli, denominati A e O, a lungo ritenuti gemelli. Lo scavo ha dimostrato invece che A è stato costruito prima di O e che la costruzione di quest'ultimo è stata probabilmente interrotta per uno smottamento del terreno.

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