
Le aziende italiane temono il caos logistico con i dazi Usa che rischiano di paralizzare l'export e far schizzare i costi di stoccaggio. Trema soprattutto l'agroalimentare dove si prevedono riduzioni di almeno il 10% per l'export italiano del settore verso gli Stati Uniti che oggi vale 7,8 miliardi, «ma se si vuole rispondere si smetta di guardare solo alle merci americane importate e si cominci a pensare a un piano di misure fiscali sull'economia digitale Usa», commenta Luigi Scordamaglia, ad di Filiera Italia. «Se la Ue vuole difendersi deve guardare all'economia dematerializzata, campo in cui gli Usa sono in attivo, la strategia non dovrebbe essere quella di tassare ciò che passa dalle frontiere ma tutto ciò che transita attraverso download, web, applicazioni e software», aggiunge.
Per il presidente di Coldiretti, Ettore Prandini, si tratta di un «rischio enorme che vale 1,6 miliardi di euro di esportazioni che rischiamo di perdere. Dovremo saper mettere in campo un'azione forte da parte dell'Europa, con interlocuzioni di mediazione politica, ma anche preparando quella che può essere una risposta nel coinvolgimento di settori che fino ad oggi non sono stati presi in considerazione, come, ad esempio, tutto il mondo dei servizi e della finanza». Secondo Coldiretti sarebbe di 1,6 miliardi di euro il costo a carico dei consumatori americani con l'introduzione del dazio al 20% su tutti i prodotti agroalimentari Made in Italy annunciato da Trump, con un calo delle vendite che incrementerà anche il fenomeno dell'italian sounding. Va poi aggiunto il danno in termini di deprezzamento delle produzioni legato all'eccesso di offerta senza sbocchi in altri mercati.
Anche Federvini esprime «forte preoccupazione». Il solo comparto di vini, spiriti e aceti italiani vale oltre 2 miliardi di euro di esportazioni verso gli Stati Uniti e coinvolge 40mila imprese e più di 450mila lavoratori lungo l'intera filiera. Stessa musica dalla Uiv, l'Unione Italiana Vini, convinta della necessità di fare un patto tra le nostre imprese e gli alleati commerciali d'Oltreoceano. «Serve condividere l'onere dell'extra-costo ed evitare di riversarlo sui consumatori», ha detto il presidente, Lamberto Frescobaldi. Secondo un'analisi dell'Osservatorio Uiv, ben il 76% delle 480 milioni di bottiglie tricolori spedite lo scorso anno verso gli Stati Uniti si trova in zona rossa con una esposizione sul totale delle spedizioni superiore al 20 per cento.
Federconsumatori definisce «ottocentesche» le misure protezionistiche americane. «L'export italiano è più esposto della media Ue verso il mercato statunitense, con vendite complessive superiori al 16% dell'export totale, e secondo stime del nostro Osservatorio Nazionale, con i dazi a questo livello si rischia una diminuzione di circa l'8%, che la debole domanda interna avrà difficoltà a compensare». Intanto Centromarca ha avviato un'indagine rapida per misurare l'impatto sull'industria di marca e fornire dati utili in sede nazionale ed europea: solo il 16% dei consumatori americani è disposto a pagare di più per acquistare prodotti alimentari italiani, il 48% afferma di essere disposto a spendere la stessa cifra che sborsa per altri prodotti, il 10% vorrebbe spendere di meno.
Poi c'è la manifattura. Per Confartigianato sono a rischio 33mila addetti nella filiera delle imprese manifatturiere. In particolare, le micro e piccole aziende, che esportano negli Usa prodotti per un valore di 17,9 miliardi, rischiano la perdita di 13mila occupati. «Le nuove tariffe Usa potrebbero far calare di oltre 11 miliardi le nostre esportazioni verso gli Stati Uniti che oggi valgono 64,8 miliardi», evidenzia la Confederazione che ha anche «stilato una classifica delle regioni e delle province più esposte: al primo posto per la maggiore quota delle nostre esportazioni negli Usa c'è la Lombardia, seguita da Emilia-Romagna e Toscana.
Claudio Feltrin, presidente di Federlegno spera si eviti lo scenario peggiore, ovvero quello di una prova muscolare, «in cui a farne le spese sarebbero entrambe le economie». Gli imprenditori del settore sono alle porte del Salone del Mobile che sarà ancor più strategico anche in ottica di sondare e aprire il settore a mercati considerati fino ad ora secondari.
Il fatturato della filiera del legno-arredo, intanto, chiude il 2024 a 51,7 miliardi registrando un -2,9% che conferma la fase di normalizzazione dopo il periodo Covid, in cui aveva registrato performance ampiamente sopra la media.- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
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