La strada "one health" contro il cancro. "Per batterlo servono più discipline"

Al forum, il ministro della Salute Schillaci: "Occorre integrazione"

La strada "one health" contro il cancro. "Per batterlo servono più discipline"
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«Stimo che da qui a dieci anni la maggior parte delle terapie riusciranno a debellare i tumori». È Gregg L. Semenza (nella foto), luminare della medicina e premio Nobel nel 2019, a sbilanciarsi in questa confortante previsione a margine del Forum che ieri si è tenuto all'IRCCS San Raffaele di Roma. Il Nobel è ottimista anche per le ultime conquiste in campo medico che offrono risultati insperati solo pochi anni fa. «Alcuni tumori come le leucemie hanno già un buon successo terapeutico spiega - Negli Usa abbiamo recentemente identificato un farmaco approvato dall'Fda per il carcinoma renale estremamente efficace che garantisce buone condizioni di vita dei pazienti».

Ma se questi traguardi vengono raggiunti è anche grazie all'approccio interdisciplinare delle competenze, filo conduttore della giornata di studi.

«Ogni tumore è diverso dall'altro e con le terapie sviluppano una capacità di cambiamento spiega Semenza - ma per trovare una terapia mirata e combinata dobbiamo avere il maggior numero di informazioni possibili, per questo è importante trattarle simultaneamente mediante un approccio trasversale. Si tratta della medicina di domani, una pluralità di competenze al servizio della scienza e della clinica».

Ed è stato proprio l'intervento del Nobel sull'adattamento delle cellule alla disponibilità di ossigeno, a fare da apripista al progetto di ricerca lanciato da IRCCS San Raffaele, Fondazione e l'Università San Raffaele Roma basato sulla visione olistica «one health» della medicina, ossia sull'integrazione di discipline diverse e di pluralità di competenze per un approccio globale alla complessità oncologica. In sostanza i traguardi si raggiungono più velocemente se la medicina interagisce con la fisica, la chimica, l'ingegneria, l'informatica.

Anche il Ministro della Salute Orazio Schillaci, presente al forum, parla della necessità di uno studio coerente «con un modello sanitario basato sull'integrazione di diverse discipline».

E poi Schillaci spiega che in Italia, sul fronte oncologico, sono stati fatti progressi importanti. Di tumore si muore sempre meno: 287 decessi su 100.000 abitanti nel 2006, 262 nel 2013, 243 nel 2019.

E stiamo meglio degli altri paesi Ue. «La sopravvivenza a 5 anni dalla diagnosi per tutti i tumori maligni in Italia è attualmente del 57,5% contro il 52,4 della media europea e questo vale per il tumore alla mammella (86% contro 83%), per il cancro del colon-retto (64% contro 60%) e per il cancro alla prostata (90% contro 87%)».

La sfida continua, tanto che sul concetto di interdisciplinarità sono tutti concordi negli interventi che si sono succeduti.

Tra gli altri, quello di Enrico Garaci, Presidente del Comitato tecnico-scientifico dell'IRCCS San Raffaele, di Vilberto Stocchi Rettore dell'Università San Raffaele Roma e di Matteo Russo docente e responsabile de Laboratorio di Patologia molecolare, cellulare responsabile ultrastrutturale dell'IRCCS San Raffaele.

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