La strana alleanza pro Draghi dalla finanza internazionale a commercianti e industriali

La prospettiva di un addio di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha creato un fronte inedito, che si estende dall'Italia e arriva oltre l'Oceano Atlantico

La strana alleanza pro Draghi dalla finanza internazionale a commercianti e industriali

La prospettiva di un addio di Mario Draghi a Palazzo Chigi ha creato un fronte inedito, che si estende dall'Italia e arriva oltre l'Oceano Atlantico. Di colpo si trovano dalla stessa parte gli industriali di Confindustria, le imprese di commercio e turismo fino ad arrivare alla finanza internazionale con l'endorsement dell'agenzia Fitch. Perfino il Financial Times ha titolato che l'Italia ha ancora bisogno dell'uomo del whatever it takes. Non sono mancate le manifestazioni di piazza di normali cittadini. Tutti, con sfumature diverse, fanno il tifo per un ripensamento di Draghi ed è una circostanza che si fa fatica a ricordare per un altro premier dimissionario.

A far montare la preoccupazione sono i rumori sinistri che arrivano dall'economia italiana, in corposa frenata dopo un anno e mezzo di exploit. Le stime di Confcommercio per il mese di luglio vedono un calo del Pil dello 0,6% su giugno e una crescita nulla nel confronto annuo.

L'incertezza estiva ha condizionato anche i consumi, in crescita tendenziale dello 0,7% su giugno del 2021, ma a un ritmo più contenuto rispetto ai mesi precedenti.

«I consumi rallentano, l'inflazione cresce, il conflitto in Ucraina continua e preoccupa la prospettiva delle restrizioni monetarie», è il commento del presidente di Confcommercio, Carlo Sangalli. «La crisi politica rischia di ripercuotersi pesantemente su quella economica. Serve, invece, la guida di Draghi e un'azione di governo sempre più efficace per gestire al meglio le risorse del Pnrr, la legge di bilancio e le riforme strutturali che il Paese attende».

Confindustria, attraverso Il Sole 24 Ore, ha lanciato un appello e una raccolta firme per non porre fine anzitempo alla legislatura e andare avanti con Draghi. Una posizione resa tanto più chiara dal capo degli industriali, Carlo Bonomi, che appena qualche giorno fa diceva che Sergio Mattarella e il premier lo fanno sentire «orgoglioso di essere italiano».

Dopo aver incassato il gradimento di Commissione europea e amministrazione Usa, a New York l'agenzia di rating Fitch sottolinea che senza Draghi «è probabile che le riforme strutturali e il risanamento di bilancio diventino più impegnativi». Tuttavia, aggiunge l'agenzia, anche se Draghi restasse premier i partiti andranno «in cerca di maggiore visibilità su alcune misure bandiera con l'approssimarsi delle elezioni, ampliando le attuali tensioni». Fitch prevede per il 2022 un disavanzo maggiore rispetto a quello stimato dal governo (5,9% del Pil contro 5,6%) per via di un maggiore sostegno ai prezzi energetici e una maggiore spesa per interessi sui titoli legati all'inflazione. Per il 2023 , invece, si aspetta «una modesta riduzione del disavanzo al 4,5% del Pil (il governo prevede il 3,9%)».

Per l'agenzia Moody's l'esito del voto di fiducia di oggi al Governo «è altamente incerto». Anche se Draghi rimarrà premier, però, «l'attuazione delle politiche sarà più difficile in vista delle elezioni, in particolare per le politiche necessarie per sbloccare la terza rata dei fondi di risanamento dell'Ue».

Nella giornata di ieri si sono uniti al coro pro Draghi anche le associazioni di categoria di avvocati e commercialisti, Cnf e Cndcec, che si sono

appellate alle forze politiche affinchè «si ridia stabilità al Paese». Lo stesso ha fatto il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi, che ha invocato un Draghi «nel pieno delle sue funzioni» per completare «la missione».

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