"Ti mangio il fegato". La 'ndrina e la donna capoclan

Smantellata la cosca Bandiera: 49 gli arresti. Spaccio, armi e pizzo nell'hinterland di Milano

"Ti mangio il fegato". La 'ndrina e la donna capoclan

I soldi arrivavano un po' da ogni dove, come si conviene a una 'ndrangheta ingorda e con le mani in pasta. Così capitava che c'era il denaro ricavato dalle estorsioni e dalla riscossione del pizzo, quello ottenuto dallo spaccio, dal traffico di armi e, infine, persino le poche centinaia di euro del reddito di cittadinanza, visto che tutti risultavano rigorosamente nullatenenti. I metodi mafiosi erano quelli della letteratura criminale italiana più verace, con teste di maiale e capretto lasciate davanti agli usci di casa, veicoli incendiati e altri gesti più o meno simbolici da far rizzare i peli sulle braccia a noi comuni mortali. E poi c'erano tutte le modalità più comuni alla criminalità organizzata vecchia maniera, quella che controlla il territorio in maniera sistematica e non esita a scannarsi magari per qualche debituccio non saldato o per un «infame» di troppo.

Lo hanno scoperto gli investigatori della sezione «criminalità organizzata» della squadra mobile, guidati dal dirigente Marco Calì e dal vicequestore aggiunto Nicola Lelario. Cristian Bandiera e i suoi affiliati a Rho avevano fatto «tornare la 'ndrangheta», come ha ribadito il padre di Cristian, il boss Gaetano - 74 anni e una documentazione clinica falsa che lo certificava invalido al 100 per cento per giustificare gli arresti domiciliari - in una delle tante intercettazioni riportate nell'ordinanza di oltre 1.300 pagine dell'inchiesta che, ha voluto sottolineare ieri in conferenza stampa l'aggiunto della Dda Alessandra Dolci che ha coordinato la polizia insieme al pm Alessandra Cerreti, «smentisce l'ossimoro della mafia silente che non esiste». Un'ordinanza dove compare per ben 1054 volte il nome di Caterina Giancotti, 45 anni, a capo del gruppo criminale quando i vertici erano impegnati altrove. «È la prima volta in Lombardia che viene contestato a una donna il ruolo operativo e organizzativo di capo», ha sottolineato la Cerreti. E le affermazioni della Giancotti, le sue esplosioni di rabbia, delineano infatti un personaggio femminile determinato e durissimo, da vera bad girl. Chiamata a rendere conto a un solo uomo, Cristian Bandiera, di cui era la «persona di fiducia e che affiancava nella direzione dell'organizzazione mafiosa coi compiti di decisione, pianificazione e individuazione delle azioni da compiere e delle strategie da adottare».

Dal clan riconducibile alla famiglia Bandiera gli inquirenti sono risaliti anche a un altro gruppo di spacciatori. Insieme, agguerriti e senza scrupoli, avrebbero agito in alleanza. L'indagine «ha permesso di spazzare via l'intera piazza di spaccio di Rho», ha sottolineato il procuratore capo Viola.

Nata da una costola dell'ormai mitologica «Infinito», come ha spiegato ieri mattina il direttore centrale Anticrimine del Dipartimento di pubblica sicurezza del ministero dell'Interno, prefetto Francesco Messina, l'inchiesta ha portato il gip Stefania Donadeo a ordinare 49 misure di custodia cautelare in carcere con le accuse a vario titolo di associazione a delinquere di stampo mafioso, traffico di sostanze stupefacenti, estorsione, minacce, violenza privata, incendio, detenzione e porto illegale di armi aggravati dal metodo e dalla finalità mafiosa e anche per il reato di intestazione fittizia dei beni.

Dopo il buon esito della missione della testa di maiale, da una conversazione emerge che «per rendere più efficace il messaggio mafioso gli indagati hanno mozzato un orecchio alla testa di maiale». Un avvertimento simile, questa volta con una testa di capretto a cui mettere in bocca un biglietto con minaccia di morte, viene ideato per spaventare un potenziale «collaboratore» delle forze dell'ordine, da poco arrestato.

Per ottenere i soldi Cristian Bandiera, già condannato per l'omicidio nel 2010 di un giovane durante una rissa in un bar, minacciava persino il nipote. «Ti mangio il fegato a te e a questi due infami di merda ...

Mi devi dare l'indirizzo dove abitano oggi...Mi hai capito?...Sei un pezzo di merda ...Oggi vengo a casa tua ti ammazzo di botte...», gli dice in un'intercettazione parlando dei 250 euro che gli avrebbe dovuto pagare un collega di lavoro del nipote.

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