Torna Dibba con le stesse ossessioni

Quello di Alessandro Di Battista più che un eterno ritorno è un eterno ritornello

L'ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista
L'ex deputato pentastellato Alessandro Di Battista

Quello di Alessandro Di Battista più che un eterno ritorno è un eterno ritornello. Perché la musica è sempre la stessa. Salvo qualche rara eccezione. I fatti: il Che Guevara di Roma Nord, dopo anni passati in panchina mentre i suoi amici Cinque Stelle spadroneggiavano nei palazzi del potere, ha deciso di tornare in campo con l'associazione «Schierarsi» della quale è vicepresidente. Perché non presidente? Non è dato saperlo, ma probabilmente è una classica posa gruppettara alla Di Battista, sempre un passo di lato rispetto al «potere», anche quando il potere e il gruppo sono i suoi. «A me i palazzi non mancano, mi manca un certo tipo di politica. L'associazione Schierarsi non nasce con l'idea di creare chissà che cosa in futuro, nasce con l'idea di sviluppare dei progetti insieme. Poi si vedrà» gigioneggia Dibba, tronfio di modestia, in una intervista al Corriere della Sera.

Il programma - per il momento alquanto minimalista - ripropone, quattordici anni dopo, tutte le ossessioni e i tic del Movimento 5 Stelle delle origini con qualche doveroso aggiornamento. Sul loro sito ufficiale si presentano così: «Il nome dell'associazione non è stato scelto a caso (il dubbio in effetti ci aveva colto, ndr.): viviamo in un periodo storico di grande conformismo ed è giunto il momento di assumere posizioni chiare su temi nazionali e globali». E quindi prima di tutto si parte con le solite quattro idee vecchie e stropicciate: legge sul conflitto d'interessi, legge sull'acqua pubblica, salario minimo, una spruzzata di antiamericanismo e una strizzatina d'occhio alla causa palestinese. Insomma, la solita roba. Ma poi arrivano le novità: dallo «Stop all'invio di armi in Ucraina e focus su tutti i conflitti dimenticati» a un non ben definito «car sharing nazionale», passando per il servizio civile ambientale e la creazione di una «casa farmaceutica pubblica», che sembra un ammiccamento a tutti i nemici di Big Pharma e complottisti vari. In mezzo, tra tanta confusione, si rintracciano anche cose buone, come l'idea (riciclata) di trattare il tema migranti dal punto di vista del diritto a non emigrare.

Resta da capire quello che vuole fare realmente l'ex

enfant prodige della politica pentastellata. Al momento l'unica cosa chiara è che con «Schierarsi» Dibba si è schierato contro Conte e i suoi ex compagni di partito e il primo punto in programma sembra proprio la vendetta.

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