Tracollo mondiale per le Borse. A Wall Street suona l'allarme recessione

L'S&P 500 brucia 2mila miliardi, Milano chiude a -3,6%. Jp Morgan vede nero

Tracollo mondiale per le Borse. A Wall Street suona l'allarme recessione
00:00 00:00

I dazi trumpiani innescano un'ondata di panico tra le Borse mondiali. Le nuove tariffe reciproche hanno spazzato via in una sola giornata 2mila miliardi di dollari di valore dall'S&P 500, arrivato a cedere oltre il 4 per cento. Peggio il Nasdaq a -5% circa con Apple, la più grande azienda al mondo, che ha visto andare in fumo 274 miliardi di dollari e Amazon oltre 180 miliardi. Le vendite hanno affossato ieri tutte le Borse mondiali con Piazza Affari caduta del 3,6% e il Dax di Francoforte di quasi il 3 per cento. L'indice Euro Stoxx 600, con i maggiori titoli del Vecchio Continente, ha bruciato oltre 760 miliardi di valore.

Il mercato ha castigato maggiormente la Borsa di New York rispetto a quelle di Europa e Cina, una reazione controdeduttiva spiegabile in primo luogo dal timore concreto che i dazi si trasformino in un autogoal per l'economia a stelle e strisce e secondariamente dal fatto che le cosiddette Magnifiche 7, che pesano per circa il 30% sull'S&P 500, sono giganti il cui fatturato è più esposto al rischio di politiche commerciali avverse alla crescita globale.

Gli investitori temono che l'escalation della guerra commerciale decretata da Donald Trump possa portare gli Stati Uniti, e non solo, in recessione. Un timore condiviso dai colossi finanziari di Wall Street. Jp Morgan, la più grande banca degli Stati Uniti, ritiene che le politiche tariffarie annunciate da Trump, se mantenute, rischiano pericolosamente di portare l'economia vicina a una recessione, accompagnata da un impatto al rialzo sull'inflazione. Quanto annunciato il 2 aprile da Trump, a detta di Jp Morgan, rappresenta «il più grande aumento delle tasse (660 miliardi di dollari l'anno) dal Revenue Act del 1968», che introdusse una tassa temporanea sul reddito del 10% per finanziare la guerra in Vietnam. Ubs prevede una recessione tecnica per gli States (Pil in contrazione per due o più trimestri consecutivi) e la disoccupazione schizzare al 5,5% (dal 4,1% attuale). Anche l'agenzia di rating Fitch ritiene ci sia un «aumento significativo dei rischi di una recessione negli Stati Uniti». Lo spettro recessione ha indotto il mercato a riprezzare immediatamente le possibilità che la Federal Reserve decida di tagliare maggiormente i tassi d'interesse, scatenando forti vendite sul dollaro, arrivato a cedere oltre il 2% contro yen e franco svizzero, due valute tradizionalmente rifugio nelle fasi di tensione sui mercati. Entro fine anno la Fed potrebbe tagliare quattro volte, ossia di un punto percentuale, il costo del denaro anche se si troverà ad affrontare un dilemma: da un lato la necessità di sostenere l'economia con tagli dei tassi, dall'altro l'incertezza di un'inflazione che potrebbe riaccelerare.

Al di qua dell'Oceano il livello di allerta non è da meno. Il ministro dell'Economia tedesco, Robert Habeck, ha paragonato l'impatto potenziale della disputa sui dazi a quello verificatosi a seguito dell'attacco della Russia all'Ucraina. «Si tratta degli aumenti tariffari più destabilizzanti degli ultimi novant'anni», ha asserito Habeck che auspica una reazione compatta e decisa, proprio come nel caso dello scoppio del conflitto ucraino. Quantificare le ricadute sull'economia europea non è facile. Gli economisti di Ing parlano di «tsunami tariffario» che riporta ai livelli dei dazi degli anni Trenta e potrebbe ridurre dello 0,3% la crescita dell'eurozona nei prossimi due anni. Sul parterre di Piazza Affari spicca il tracollo di ieri dei titoli energetici in scia al violento calo del petrolio (in calo del 7% sotto i 70 dollari al barile). Scendono infatti titoli di settore come Tenaris (-9,8%), Saipem (-9%) ed Eni (-4,5%). «Per il settore energy, l'impatto risulta marginalmente negativo per la combinazione di due effetti - spiega Luigi De Bellis, capo dell'Ufficio Studi di Equita - ossia l'esclusione dei prodotti energetici dal nuovo round di dazi e l'impatto negativo sul Pil globale dalle nuove misure che ridurrebbe la domanda di prodotti energetici».

I timori di un'economia sotto stress hanno messo al

tappeto anche le banche con Unicredit e Intesa Sanpaolo entrambe in flessione di quasi il 7%. Oltre -8% per Stellantis ai minimi dal 2020 con l'automotive che si conferma uno dei settori più esposti ai contraccolpi dei dazi.

Commenti
Disclaimer
I commenti saranno accettati:
  • dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
  • sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.
Accedi
ilGiornale.it Logo Ricarica