
Fermezza, ma nessuna escalation e soprattutto negoziati. Nei palazzi di Bruxelles cervello batte pancia, il sangue freddo prevale sulla reazione istintiva di replicare al terremoto Usa sui dazi alzando il livello dello scontro. Una scelta ponderata, nonostante il boom Usa del 20% sulle importazioni europee potrebbe costare all'Ue fino a 104.4 miliardi di euro in costi doganali, secondo il position paper presentato dall'European House Ambrosetti, che individua Roma e Berlino come le predestinate alle conseguenze peggiori: incrementi nei costi di 34 miliardi per l'Italia e 14 per la Germania.
Il commissario europeo, Maros Sefcovic, dopo «uno scambio franco» di due ore con il Segretario al Commercio Usa, Howard Luttnick, e con l'ambasciatore Jamieson Greer, spiega di essere stato molto chiaro: «I dazi sono dannosi e ingiustificati» e il rapporto commerciale con gli Usa ha bisogno di un nuovo approccio. Sefcovic ribadisce che l'Ue «è impegnata in negoziati significativi ma pronta a difendere i propri interessi».
La strategia di Bruxelles è di avviare la contrattazione con Washington, mentre prepara la replica migliore per tutelare il commercio europeo. A chiarire meglio il progetto dei prossimi giorni è una fonte diplomatica. Al Consiglio Esteri-Commercio di lunedì a Lussemburgo «il piano non è di entrare nei dettagli di alcuna risposta o fare l'elenco dei prodotti», anche se ogni Paese, Italia inclusa, sta consegnando al commissario al Commercio Ue, Maros Sefcovic, la lista delle merci da proteggere. «L'obiettivo principale - spiega la fonte europea - è uscire dal Consiglio con un messaggio unito, tenendo presente che le politiche commerciali sono di competenza esclusiva della Commissione».
A precisare le ragioni della linea Ue, anche dal punto di vista diplomatico, è l'Alta Rappresentante della Politica estera europea, Kaja Kallas: «Non ci sono vincitori nelle guerre commerciali e naturalmente i dazi non sono uno sviluppo molto positivo perché i nostri avversari osservano la guerra commerciale con i nostri partner naturali come gli Usa. Al lavoro, dunque, sia sui negoziati che sulla difesa degli interessi europei. Anche perché c'è un altro forte rischio, paventato dal Financial Times: uno degli effetti collaterali dei dazi americani è la possibile inondazione dell'Ue di importazioni cinesi a basso costo.
A frenare gli istinti più combattivi, dopo che Emmanuel Macron ha parlato di decisione americana «brutale e infondata» e ha invitato le aziende francesi a sospendere gli investimenti negli Usa, è il governo tedesco: «Tutte queste considerazioni pubbliche non contribuiscono a raggiungere una buona soluzione cooperativa». L'obiettivo - ribadisce l'esecutivo di Berlino - è che i 27 rispondano in modo unitario». Compattezza e negoziato invoca anche la Spagna. Nel fine settimana, intanto, fuori dal recinto Ue, anche il primo ministro britannico Keir Starmer si avvia a colloqui con i leader mondiali per discutere una risposta, dopo essere stato graziato con un +10% dai dazi di Trump (ma resta il 25% sull'automotive), probabilmente per via del cosiddetto «bonus Brexit», un regalo a Londra per l'apprezzamento all'addio all'Ue.
La Commissione europea, intanto, smentisce le indiscrezioni del New York Times, secondo cui starebbe preparando una sanzione da oltre un miliardo di dollari contro X, la piattaforma di Elon Musk, per aver
violato il Digital Services Act, la legge europea che tutela da contenuti illeciti e disinformazione: «Le affermazioni sono sbagliate e non c'è alcuna proposta di multa per alcuna delle indagini Dsa attualmente in corso su X».
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