Yulia sfida lo Zar nel nome di Navalny: "Boicottate il voto, tutti alle urne alle 12"

La moglie del dissidente chiama la protesta. E prova a organizzare un'opposizione

Yulia sfida lo Zar nel nome di Navalny: "Boicottate il voto, tutti alle urne alle 12"
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Un Vladimir Putin con espressione preoccupata, accanto a un orologio che segna il mezzogiorno. Corredato dallo slogan: «L'ora in cui Putin avrà paura». C'è tutto lo stile comunicativo di Aleksei Navalny nell'immagine che la sua vedova Yulia ha scelto per far circolare tra gli elettori russi quello che era stato l'ultimo messaggio politico del marito, inviato dal lager siberiano dal quale non è uscito vivo.

Un messaggio di sfida al potere dispotico del nuovo duce del Cremlino: usare le elezioni contro Putin, chiedendo a chi vuol fare sentire la presenza di un'opposizione vera (non addomesticata come quella dei candidati alternativi che sono stati ammessi alle presidenziali) di presentarsi tutti insieme, in tutte le città della Russia, ai seggi elettorali alla stessa ora, appunto il mezzogiorno del 17 marzo.

Yulia Navalnaya conferma, dando istruzioni precise agli elettori di un'opposizione che si sono visti negare il diritto di avere un proprio candidato, di aver raccolto il testimone del marito. Non piegarsi, non arrendersi, non avere paura: solo così, ripeteva Navalny anche dal carcere dove languiva in condizioni durissime, un giorno la Russia potrà essere libera. Yulia ha insistito: presentarsi ai seggi e trattenersi è un diritto sancito dalla legge russa. E ha esortato a non farsi intimidire dalle pressioni e minacce peraltro certe, perché Putin ha davvero paura di ogni forma di manifestazione pubblica di ostilità al suo regime che arriveranno dalle autorità e dalla polizia. Poi è scesa in dettagli: non solo ha raccomandato data e ora di presentazione ai seggi, ma ha indicato diverse modalità per esprimere un voto contro Putin.

Le possibilità concrete sono tre: annullare la scheda con un segno che indichi il rifiuto di qualsiasi candidato ufficiale; scrivere «in grande» il nome di Navalny; votare uno qualsiasi dei candidati alternativi a Putin presenti sulla scheda, pur sapendo che si tratta di figure asservite, in vario modo, al regime. Basti l'esempio del candidato del partito ultranazionalista Slutsky, che ha dichiarato in anticipo di non puntare assolutamente alla vittoria. La sfida lanciata dalla vedova di Navalny è assolutamente impari. Il suo unico scopo è dimostrare che esiste ancora una Russia democratica che non ha paura dell'Uomo Forte. Non vi è infatti alcuna garanzia che le schede vengano conteggiate correttamente, ed è noto che Putin ha fatto sapere in anticipo di «aspettarsi» un consenso plebiscitario, funzionale al proseguimento della guerra che ha scatenato in Ucraina e all'indurimento della repressione che ha imposto contro ogni forma di opposizione politica e culturale.

Dopo il trionfo annunciato, sarà gioco facile per lo «zar» premere sull'acceleratore della sua «sfida esistenziale all'Occidente», magari con una nuova mobilitazione militare che potrà affermare di aver ordinato «su mandato popolare».

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