Povero Obama, ora chiede aiuto ai Paperoni

WashingtonDopo la dolorosa sconfitta alle elezioni di midterm di novembre il presidente Obama ha cambiato rotta e, incurante delle critiche del suo stesso partito, per salvare l'economia ha cominciato a corteggiare le corporations americane. La chiamata alle armi avverrà domani alla Blair House, il palazzetto di fronte alla Casa Bianca dove vengono ospitati i capi di Stato. Ci saranno gli amministratori delegati di 20 delle più importanti aziende americane tra le quali, anticipa il «Wall Street Journal», Google, Cisco Systems, International Business machines Corp. American Express, Dow Chemical e Pepsico.
L'incontro sarà a porte chiuse e prevede una doppia sessione interrotta da un pranzo di lavoro. L'idea di non consentire l’accesso ai media è dettata da due ragioni: senza le telecamere saranno tutti più liberi di esporre le loro idee ed il presidente a sua volta potrà fare le pressioni del caso senza essere criticato sia dal suo partito che dai repubblicani. In gioco, secondo le stime della Casa Bianca ci sono 1.930 miliardi di dollari di liquidità delle aziende, che la Fed considera il massimo da oltre mezzo secolo e che l'amministrazione Obama vorrebbe fossero investiti per creare nuovi posti di lavoro e dare impulso all'economia che soffre. In discussione ci saranno commercio, il prolungamento dei tagli fiscali dell’era Bush, la riduzione del deficit americano nel medio e lungo termine e le strategie per favorire la crescita. La richiesta di Obama potrebbe però trovare orecchie da mercante. Le corporation americane tengono le cassaforti blindate in attesa di vedere se il presidente trova una via d'uscita al programma «socialista» che ha promesso (senza per altro riuscire a mantenere) che prevede aumenti delle tasse, un sistema sanitario nazionale che costerà una tombola e numerose altre iniziative che, se varate, dovranno giocoforza essere pagate dai contribuenti.
Con una congiuntura economica da far rabbrividire, un tasso di disoccupazione al 9,8%, l'inversione di rotta di Obama sarà tutta da studiare. Nessuno per il momento ha la minima idea su come la Casa Bianca intenda incentivare le aziende. La scorsa estate quando l'allora chief of staff della Casa Bianca Ram Emanuel aveva proposto una revisione sulla regolamentazione delle assunzioni l'intero apparato dei consiglieri di Obama si era opposto. «Adesso - ha spiegato la consigliera del presidente Valerie Jarrett - si cercherà un approccio più obiettivo per promuovere la crescita economica, dare garanzie alle imprese, assicurando allo stesso tempo una certa sicurezza al contribuente». «I regolamenti - ha commentato il direttore esecutivo dell'associazione di multinazionali Business Roundtable, Johanna Schneider - sono sempre stati un problema per le aziende. Un compromesso con la Casa Bianca sarebbe benvenuto».
Non è la prima volta che il presidente Obama incontra i leader delle corporations americane, ma in passato le cose non sono andate benissimo. Pare sia abitudine del presidente esporre le proprie idee senza confrontarle con quelle degli altri e meno che mai cercare di condividerle.

Dopo le elezioni di novembre però le cose sono cambiate: il compromesso proposto da Obama sul rinnovo del taglio delle tasse di Bush per esempio è piaciuto ai leader della Corporate America.
«Obama - ha detto sibillino a Fox News il presidente della Camera di Commercio Tom Donohue - adesso ha forse l’esperienza per concludere accordi che prima considerava preclusi».

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