Progetto Expo 2015 Proposte dei privati: sede Rai e grattacieli

Mentre i legali stanno studiando i documenti di un accordo contestato spuntano i piani sulla destinazione futura delle aree dell’esposizione

Progetto Expo 2015 
Proposte dei privati: 
sede Rai e grattacieli

Che cosa ne sarà dell’Expo dopo l’Expo? La domanda è passata un po’ in secondo piano negli ultimi tempi, travolta dalle controversie tecniche, da dimissioni e nuove nomine, volumetrie e indici di edificabilità, dalla battaglia aperta tra il Comune e la Regione, in mezzo alle incursioni sporadiche ma penetranti di Provincia e Tesoro. Cose certamente importanti, ma che riguardano il qui e ora, quando la questione che più appassiona i cittadini è quel che ne sarà delle aree, come verranno usate per costruire la nuova Milano.
Ieri sera prima riunione dei legali per affrontare la nuova proposta della Fiera e della famiglia Cabassi, frenata in partenza dal no di Roberto Formigoni al comodato d’uso che piace a tutti gli altri, a partire da Letizia Moratti e dagli industriali per proseguire con il Tesoro.
I privati hanno presentato cinque proposte per il dopo, sulla base dei parametri e delle richieste proposti da Comune, Regione e Provincia. La struttura più definita, 72mila metri quadri, è la nuova sede Rai, che secondo i primi rendering sarà circondata da torri che possono arrivare fino a diciannove piani. Ampia l’area destinata a verde, anche se manca ancora un progetto chiaro del modo in cui questo parco possa essere effettivamente realizzato.
Le proposte, come è ovvio da parte di privati, sono limitate a realizzare un centro residenziale e commerciale e vincolano la destinazione finale del sito. Gli edifici, in tutte e cinque le proposte, sono disposti in modo da attraversare gran parte dell’area destinata a ospitare l’Expo e quindi non rimane molto spazio per ipotizzare una pubblica funzione che possa essere trasferita lì.
Si era parlato di un parco tecnologico, di una Disneyland milanese, si potrebbe ipotizzare anche una cittadella olimpica, assente a Milano. Le idee non mancano, ma il problema principale è conciliare gli interessi delle istituzioni e dei privati che, come è naturale e anche legittimo che sia, si concentrano principalmente sul business, lasciando in secondo piano la destinazione finale delle aree.
In assenza di un accordo tra le istituzioni, è praticamente impossibile sapere nel dettaglio che cosa accadrà di quelle aree, a esclusione degli edifici residenziali che si vedono con grande chiarezza e delle strutture permanenti dell’Expo, che rimarranno anche dopo il 2015. I privati si sono impegnati a costruire a proprie spese anche il Villaggio Expo (che prevede investimenti per 45 milioni di euro), ma alla fine saranno loro a venderlo e quindi a incassarne i proventi.
Il comodato d’uso rimane la proposta che suscita maggiori consensi. Per questa ipotesi si è spesa, fin dall’inizio, Letizia Moratti, accordandosi con i privati per “prendere in prestito” le aree in cambio di una modifica nella destinazione d’uso. Al momento, come è noto, le aree hanno una destinazione agricola (e quindi un valore di mercato moderato). Con il cambio di destinazione d’uso progettato dal sindaco, diventerà un’area pienamente edificabile e quindi il valore delle aree decuplicherà. Un affare per Fiera e famiglia Cabassi, che è proprio ciò che contesta Formigoni.

La Regione, infatti, preferirebbe acquistare le aree, così da poterle poi vendere quando saranno rivalutate. In questo modo, ragionano al Pirellone, a guadagnare sarebbe il pubblico, che potrebbe poi destinare i fondi a iniziative di interesse pubblico. Il discorso però non convince gli altri soci.

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