Quei capolavori nascosti che fanno viaggiare lo spirito

In mostra a Castel Sant'Angelo dal 6 marzo una serie di opere commissionate da Pontefici ma poco visibili

Quei capolavori nascosti che fanno viaggiare lo spirito
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«Non una semplice mostra, piuttosto un viaggio spirituale», al telefono da Roma Arnaldo Colasanti sta ultimando, in queste giornate così emotivamente intense in Vaticano, i preparativi de L'arte dei Papi. Da Perugino a Barocci, una mostra che aprirà a Castel Sant'Angelo il prossimo 6 marzo e durerà fino al 31 agosto. Ideata dal Centro Europeo per il Turismo e la Cultura, presieduto da Giuseppe Lepore, organizzata in collaborazione con Castel Sant'Angelo, diretto da Massimo Osanna, e con il patrocinio del Dicastero per l'Evangelizzazione Giubileo 2025 presieduto dall'Arcivescovo Rino Fisichella, è «la mostra di Castel Sant'Angelo» per questo anno giubilare. Rappresenta per immagini, ci dice Colasanti, «il racconto di una città che sogna d'essere santa».

Il settecentesco Tributo di Carlo Sapelli, in prestito dai Musei Reali di Torino, è l'immagine guida scelta per suggerire «la complessa relazione tra la Roma cristiana e la Roma pagana - dice Colasanti - e tra il tema evangelico della libertà e quello cogente del potere: se osserviamo da vicino il dipinto vediamo che Cristo tiene in mano la moneta, non la getta a terra. Una scelta affascinante». Anche in questa mostra tutto si tiene: ci sono i grandi artisti e i grandi committenti saliti al soglio di Pietro. Un'importante sezione è infatti dedicata ai papi mecenati, con ritratti di Sisto V, sotto il cui papato è stata completata la cupola di San Pietro, di Pio VI e Clemente IX, entrambi patroni di arti e scienze, di Pio IX, che promosse gli scavi nelle catacombe di San Callisto, e di Benedetto XIV, che riorganizzò l'Urbe in rioni.

Per il resto, l'esposizione procede per libere associazioni. I curatori Arnaldo Colasanti e Annamaria Bava hanno infatti scelto di scandire il percorso secondo temi evangelici: l'infanzia, la maternità, la gioia e la sofferenza, la resurrezione, la misericordia, la speranza. «Sono, alla fine, i temi che toccano l'esperienza di ogni uomo», spiega Colasanti. Nella sezione sull'infanzia spiccano gli Angeli che offrono rose di Benedetto Bonfigli, in prestito dalla Galleria Nazionale dell'Umbria: «Osserviamo questi angeli delicati e pare di sentire il profumo delle rose, un odore che sa di infanzia, della vecchia casa dei nonni - commenta Colasanti -: abbiamo voluto selezionare opere, alcune di autori anche non famosissimi, che rievocassero i temi evangelici in un dettaglio o in un particolare di semplice comprensione per chiunque. Osserviamo ad esempio l'Adorazione dei Pastori di Luigi Crespi, esposta poco distante dal Bonfigli: vediamo questi uomini semplici, degli umili pastori, che guardano incantati un neonato mentre dorme e sembrano domandarsi che cosa sogni. Le opere che esponiamo in mostra a Castel Sant'Angelo non sono solo importanti in quanto capolavori della storia dell'arte sacra, ma perché veicolano un'esperienza».

Particolare non secondario: sono pezzi che provengono perlopiù dai depositi di musei e istituzioni che hanno collaborato al progetto, come Palazzo Barberini, Galleria Corsini, la GNU di Perugia, l'Accademia di San Luca: «Un punto di forza della mostra sta proprio nella restituzione al visitatore di un mondo artistico poco conosciuto, quello dei depositi museali che nascondono vere gemme», dice Colasanti. E conclude: «In tempi come questi vorrei che la parola speranza che anima questo Giubileo fosse una parola che vale ancora la pena vivere».

E di speranza sono ricolme molte opere in mostra, come Madonna con il Bambino, San Giuseppe e San Pietro Martire di Andrea del Sarto, un inno alla gioia di fare famiglia che ritroviamo anche nell'Adorazione del Bambino con San Girolamo e San Francesco di Savoldo.

Della tenerezza dei pastori del Crespi si è detto, come anche della Annunziata di Carlo Maratti, mentre al Perugino è affidato il compito di comunicarci la dolcezza della maternità, che nella sezione dedicata alla sofferenza si confronta, per antitesi, con i quadri intensi di un pittore mirabile come Annibale Caracci, che non si sottrae alla crudezza della Deposizione. Questa è infine anche una mostra punteggiata di cieli, alcuni per noi più speciali di altri, come quelli infarciti di nubi rosate, poggiate sulla tela dalla delicata mano di Federico Barocci.

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