Torre Maura, residenti contro i giornalisti: "Servi, non avete raccontato la verità"

Dopo le proteste anti-rom, davanti al centro di via Codirossoni la tensione è ancora alta e i residenti attaccano i giornalisti: “Siete dei servi avete raccontato quello che volevate, non la verità”

Torre Maura, residenti contro i giornalisti: "Servi, non avete raccontato la verità"

“Siete dei servi, avete raccontato quello che volevate, non la verità”. Adesso i residenti di Torre Maura, dopo giorni di proteste contro l’arrivo di settantacinque nomadi, trasferiti nottetempo nell’ex Sprar di via Codirossoni, se la prendono con i giornalisti. Nel mirino degli abitanti della borgata romana non c’è più solo il sindaco di Roma, ma anche la stampa che li accusa di essere razzisti.

Accuse che chi vive nel degrado dei palazzoni popolari di via delle Cincie e via Giglioli aveva già pacatamente rispedito al mittente tramite i nostri microfoni. “Perché mi devo sentir dare del razzista? Razzisti sono quelli che ci hanno fatto piovere dal cielo questa situazione”, ci aveva detto Sergio, un signore sulla settantina che conosce la borgata ed i suoi problemi. Oggi, però, come riporta l’Ansa, l’esasperazione ha preso il sopravvento. E dopo settantadue ore di presidio e di narrazioni giornalistiche che continuano a dipingerli come un ammasso di gente disumana, i residenti si sono scagliati contro la stampa. “Siete dei servi avete raccontato quello che volevate non la verità”, ha urlato qualcuno rivolgendosi al capannello di giornalisti presenti in via Codirossoni. “Non siamo razzisti, non c’è mai stato un atto contro una persona straniera qui a Torre Maura”, gli ha fatto eco un altro. E ancora: “Qui ci sono tanti problemi, fatevi un giro per il quartiere, ma di certo non il razzismo. Ci fate passare per quello che non siamo, noi chiediamo aiuto”.

Nel frattempo, dopo il clamoroso dietrofont della Raggi, i ricollocamenti dei rom proseguono alla spicciolata. Sentito da RomaToday, Carlo Stasolla, presidente dell’Associazione 21 luglio, spiega che “al momento restano 57 rom all’interno, tra cui donne incinte, la metà vengono dall’ex Jugoslavia e la metà sono romeni. Finora sono state portate via 18 persone, molti portati via dallo sgombero del camping River, già portati al centro di via Toraldo”. Capito come? Stiamo ancora parlando delle persone sgomberate a luglio scorso dall’insediamento di via Tenuta Piccirilli. L’accampamento di Roma nord che avrebbe dovuto fare da apripista al piano di superamento dei campi rom annunciato dall’amministrazione pentastellata. “Un piano schizofrenico – dice Stasolla – che, non attuato, porta al concentramento dei rom in campi in muratura” che, come dimostrano i fatti di via Codirossoni, rischiano di trasformarsi in delle vere e proprie bombe ad orologeria.

Che dire invece dell’accoglienza diffusa? Il Campidoglio, adesso, sta cercando di giocarsi questa carta ma non sempre le cose vanno nella direzione sperata. Come documenta un video dell’AdnKronos, infatti, già una decina di rom del centro di via Codirossoni hanno rifiutato le soluzioni alloggiative messe a disposizione dal Comune perché non vogliono separarsi dalle proprie famiglie. Cosa ne sarà di loro? Dove andranno a dormire? Alcuni di loro vengono dall’Ansa mentre vagano in via Casilina: “Non sappiamo dove andare, dormiremo in strada”, dicono. Il rischio è che vadano ad ingrossare le fila di quelli che vivono nei tanti accampamenti abusivi della città.

Intanto in Procura è arrivata l’informativa della Digos sulla guerriglia scoppiata lo scorso lunedì. Si lavora per chiarire le responsabilità e identificare gli autori dei danneggiamenti e delle minacce aggravate dall’odio razziale.

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