L’insuperabile Trivellini che con un tuffo precipitò nel futuro

Non gli piaceva concedersi allo spettacolo ma fu lui ad inventare (rompendosi una spalla...) il gesto atletico più spettacolare per un numero 1

L’insuperabile Trivellini che con un tuffo precipitò nel futuro

Dopo John Brodie, William McCrum, Ken Aston e Karl Rappan, inventori della rete, del rigore, del cartellino rosso e del catenaccio, continuiamo la nostra carrellata sugli uomini che hanno creato il calcio, sull’undici che ha rivoluzionato le nostre giornate sportive. Oggi ci tuffiamo nella Storia...

5 Il tuffo
Giuseppe Trivellini (1895-1977)
Aveva la maglia nera con il colletto bianco e uno sguardo che inchiodava sul posto gli attaccanti. Giuseppe Trivellini non era uno che si concedeva tanto allo spettacolo, più Zoff che Albertosi, e lavorare come commesso di merceria nel centro di Brescia gli aveva insegnato a non avere tanti grilli per la testa. Eppure toccò a lui, che restò per sempre portiere del Brescia, dal 1914 al 1930, inventare il gesto atletico che gli somigliava meno: la parata a terra in tuffo. Quella che rende il portiere un mondo a se e non un difensore aggiunto. Trivellini lo conoscevano anche in America, merito della tournée, si facevano anche allora, che il Brescia fece negli Stati Uniti alla fine dei ruggenti anni Venti, giocò sette volte in Nazionale ed era così forte che una volta in Austria persino gli avversari lo portarono in trionfo. In trasferta nei manifesti che annunciavano la partita scrivevano: «Internazionale contro Trivellini», «Bologna contro Trivellini», «Torino contro Trivellini». Uno contro tutti: sarebbe di sicuro piaciuto a Mourinho.

Prima di lui per parare i portieri usavano i piedi, brevettare l’idea gli costò, alla terza uscita, la frattura di una spalla. Ai suoi tempi i calciatori per giocare si tassavano, ma lui che non aveva soldi si prestava per tracciare col gesso le linee del campo. Tirava sempre dritto. Sognando di volare.

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