
"Spiagge, di corpi abbandonati, di attimi rubati, mentre la pelle brucia…". No, non solo le spiagge di Renato Zero, e non ci sono corpi abbandonati, ma potrebbe esserci stata vita a livello di microbi nelle spiagge marziane. Soprattutto potrebbe esserci un oceano, come si evince dai dati ottenuti dal rover cinese Zhurong che ha rivenuto tracce di spiagge sabbiose a 10 metri di profondità (il radar di cui era equipaggiato poteva sondare fino a 80 metri), identificando una costa.
Come sempre nella scienza i dati si condividono con tutti per farli analizzare (non fidatevi di studi che non condividono i propri dati), e gli scienziati dell’Università della California a Berkeley hanno pubblicato un articolo sulla rivista Pnas dell’Accademia Nazionale delle Scienze americana per ipotizzare l’esistenza di antichi organismi.
Mari, oceani, ma anche fiumi (come una volta su Venere, prima che diventasse invivibile). Certo, più di microbi sarà difficile trovarli, perché stiamo parlando sempre di oceani marziani (sebbene la maggior parte della vita sulla Terra si stata proprio costituita da microorganismi per più di tre miliardi di anni). Marte infatti perse subito il campo magnetico (uno scudo contro le radiazioni cosmiche e solari), così come l’atmosfera (altro scudo), motivo per cui è il deserto che è. Non proprio un bel posto per andarci in vacanza, però pensare queste remote spiagge ci fa pensare a poter rendere Marte di nuovo abitabile, una zattera di salvataggio per un futuro lontano (non riguarderà me, né voi, né i vostri figli, né i vostri nipoti, sarà per questo che a pochi interessano i progetti di colonizzazione marziana).
Il pianeta rosso è il più abitabile dei pianeti del nostro sistema solare (figuratevi gli altri), ma talmente letale che è difficile immaginare le ragioni di questa fissazione di spostare l’umanità lì, per esempio facendo esplodere delle atomiche ai poli per scongelare il ghiaccio d’acqua e ricreare gli oceani, quando si dovrebbe comunque vivere sottoterra e schermati. Più che terraformare Marte è più facile che nel frattempo, nelle prossime centinaia di anni, saremo riusciti a marteformare la Terra.
Quasi, perché la Terra avrà comunque il suo campo magnetico e la sua atmosfera come scudi spaziali. Insomma per l’umanità ci sarà qualche problemino, ma per la maggior parte delle altre specie nessuno per molto tempo. Come dice George Carlin in un suo celebre monologo: "The planet is fine, people are fucked".- dal lunedì al venerdì dalle ore 10:00 alle ore 20:00
- sabato, domenica e festivi dalle ore 10:00 alle ore 18:00.