“Litvinenko", su Sky la miniserie sul dissidente russo avvelenato

Il materiale di partenza è affascinante ma la tensione si esaurisce nel primo episodio, il resto è la lunga e anonima ricostruzione delle informazioni raccolte dalla polizia prima del processo

 “Litvinenko", su Sky la miniserie sul dissidente russo avvelenato

Litvinenko – Indagine sulla morte di un dissidente”, la miniserie da oggi in esclusiva su Sky e in streaming solo su NOW, racconta dal punto di vista della vedova di Alexander Litvinenko (David Tennant) la tragica fine dell'ex agente dei servizi segreti russi avvelenato attraverso del tè al polonio radioattivo nel 2006.

In quattro episodi si ripercorrono i lunghi anni di calvario che la donna, Marina (Margarita Levieva), dovette affrontare per ottenere giustizia.

L'incipit ci mostra Litvinenko a Londra in un’occasione felice con i suoi cari che però viene interrotta perché l’uomo si trova a tossire sangue. Una volta in ospedale, le condizioni del paziente sembrano precipitare e di lì a pochi giorni si comincia a capire che è stato avvelenato da una misteriosa sostanza radioattiva. L’uomo è convinto che il responsabile sia il presidente russo, Vladimir Putin. Non solo gli è chiaro il mandante dell’omicidio, ma anche la motivazione: il governo dell’ex madre patria si sente minacciato da chi gli ha voltato le spalle.

Il primo episodio si chiude con la morte di Litvinenko e con la lettura alla stampa della sua lettera d’addio in cui viene espressamente incolpato il presidente russo.

Da questo punto in poi, purtroppo, la serie smette di essere intrigante e diventa la rigorosa e lenta ricerca di prove da parte degli agenti. Come ricordato nell’ultimo episodio, all'indagine parteciparono duecento persone per un totale di quarantamila ore di lavoro e le prove furono consegnate fisicamente sotto forma di un’enorme quantità di cartaceo. La Corte Suprema però non esprimerà la propria sentenza prima del 2021.

L’indagine della polizia britannica e internazionale che occupa quasi tre episodi è sfiancante per lo spettatore: malgrado si evochino intrighi politici internazionali, le procedure attuate dalla polizia sono raffigurate in maniera noiosa e ridondante.

Alla realizzazione di “Litvinenko – Indagine sulla morte di un dissidente” hanno collaborato come consulenti gli ex agenti che si sono occupati del caso, oltre alla famiglia del protagonista. Interessante che la strategia sia stata da subito "seguire il veleno per arrivare all’avvelenatore" ma onestamente non si percepisce vero pathos e i dialoghi sono senz’anima.

Ovvio che alla luce delle vicende attuali una ricostruzione che attribuisca un omicidio a Putin abbia un significato particolare e incisivo, ma ciò non basta a rendere avvincente la visione di un'opera che resta meno commovente del previsto e assolutamente priva di mistero. La tendenza alla ripetizione e il ritmo dilatato rendono questo prodotto televisivo uno stanco logorio più che il serio approfondimento di una vicenda che ebbe all’epoca una vera onda d’urto nella politica internazionale.

Il climax emotivo della battaglia contro il sistema raccontata nei quattro episodi viene giocato già alla fine del primo, con le parole scritte con cui Litvinenko, prima di morire, si rivolge a Putin: "Che Dio ti perdoni per quello

che hai fatto a me e alla Russia".

Il resto è una mera trascrizione dei fatti che, anziché amplificare, attutisce la potenza del messaggio di fondo, quello di non arrendersi mai nella ricerca della verità.

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