Spalletti: «Orgogliosi perché siamo puliti»

La Roma oggi a Milano tenta l’ultimo assalto alla Champions League: «Non dobbiamo pensare a eventuali ripescaggi»

Fabrizio Aspri

Difficile parlare di calcio quando i sogni svaniscono e «il gioco più bello del mondo» sprofonda nelle sabbie mobili dell’italiana vergogna. Nonostante questo Spalletti, timoniere della Roma «pulita», in attesa della verità e del festival delle punizioni, lancia segnali. «Con quale stato d’animo scenderemo in campo? Per onorare la professione. Ci giochiamo l’accesso alla Champions. Vedere che la mia società non è tirata in ballo nel polverone, mi fa piacere. Mi dà entusiasmo e orgoglio». Soddisfazione, dunque. Ma anche un monito. Come per dire: proviamo a concentrarci sul football. Quello giocato, quello che un tempo faceva palpitare piccoli e grandi.
L’ultimo appuntamento stagionale si chiama Milan e la squadra capitolina, per puntare all’Europa che conta, deve vincere contro una squadra teoricamente ancora in lotta per lo scudetto e attendere l’esito del duello della Fiorentina. «Crediamo al quarto posto - dice Spalletti - e abbiamo il dovere di farlo. Sudando». L’obiettivo del tecnico di Certaldo è cristallino: non vuole parlare di «virtuale» qualificazione in Champions, centrata grazie alle possibili penalizzazioni delle società coinvolte nella bufera. «Ci domandiamo come si possa parlare di calcio giocato - precisa Spalletti - ma io sono un allenatore e non posso certo dire ai ragazzi: “andiamo tutti a casa, tanto siamo già secondi”. Un pubblico come il nostro ci spinge a dare sempre il massimo, ci responsabilizza». Una tesi da professionista: status che consente di esporsi in merito al male che attanaglia il football nostrano.
«Desidero sia fatta chiarezza su quanto è accaduto - incalza - e sapere se ci sono stati episodi o risultati aggiustati, che possano tirare dentro qualche club. I segnali e le situazioni farebbero pensare male. Ma dobbiamo aspettare prima di commentare, ci sono delle indagini in corso. Se dalle inchieste dovesse risultare qualcosa, apportare dei cambiamenti importanti. Per ora non posso commentare una frase apparsa sui giornali... Anche se Paparesta chiuso negli spogliatoi o le designazioni combinate sono episodi bruttissimi». Anche se l’allenatore della Roma crede che in questo ambiente, disintegrato dall’omertà, ci sia ancora qualcosa da salvare. «Non è tutto da buttar via e non bisogna darla vinta a coloro che vorrebbero sciupare il gioco. Zeman e gli altri? Forse non erano tutti scemi! Sono stati emarginati, ma le loro parole hanno contribuito ad accelerare i tempi».
Non resta che puntare dritti verso l’ultimo ciak del torneo, nell’attesa dei verdetti della giustizia.

Spalletti, che non avrà Chivu e l’acciaccato Aquilani, non lascia trasparire le sue intenzioni in merito all’utilizzo di Totti. Il quesito resta caldo: giocherà dall’inizio o partirà dalla panchina? «Non è ancora in grado di reggere i novanta minuti – ricorda - ma dovrò valutare bene». Della serie: meglio tardi ma sano.

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