Che noia Malik e "Spira". "La La Land" piace a tutti. Caporetto dei nostri film

Viaggio tra i cine-critici che esaltano "Arrival" e "Paradise". Soltanto Sorrentino salva l'Italia

Che noia Malik e "Spira". "La La Land" piace a tutti. Caporetto dei nostri film

nostro inviato a Venezia

Il successo dei film, alle Mostre del cinema, non lo fa il pubblico. Ma i critici. I quali non solo vogliono partecipare ai festival, ma vogliono avere anche il potere di farli fallire. E secondo i critici, sentiti dal Giornale, cosa rimarrà nel peggio e nel meglio della 73esima Mostra d'arte cinematografica di Venezia che si chiude oggi?

TERRA PROMESSA Mariarosa Mancuso, penna del Foglio acidissima nelle critiche e avarissima nelle stellette, salva giusto il musical La La Land («Dall'inizio alla fine»), la sequenza del concorso di pittura nell'argentino Il cittadino illustre («Gli artisti della domenica sono ridicoli, il premio Nobel che inventa un'opera concettuale premiando il retro del quadro lo è altrettanto»), e la scena iniziale di Animali notturni di Tom Ford: «Il ballo delle majorette obese, nude, con cappelli e stivali è puro cinema. Al rallentatore, che di solito è il massimo del kitsch».

VIAGGI PESANTISSIMI Tra il kitsch e l'inguardabile veleggia nei giudizi il film Voyage of Time, ossia il mondo e la galassia visti da Terrence Malick. «Immagini tra il salvaschermo del pc e le copertine degli album progressive anni Settanta» per Fabio Canessa del Tirreno. «Una porcheria fatta con materiale di recupero» per Steve Della Casa. «Se un film come quello di Malick lo faceva un altro, gli sparavano», per noi. Del resto, la solita Mancuso non capisce «l'atteggiamento di inferiorità intellettuale che non fa urlare Vergogna! dopo il pasticcio cosmico di Malick, né dopo Spira mirabilis di D'Anolfi-Parenti, che sono i Malick che il cinema italiano è riuscito a rimediare. Certo, più facile prendersela con l'onesto e divertente Piuma di Roan Johnson».

LEGGERA VERGOGNA Ed è stato proprio il «Vergogna!» urlato alla fine della proiezione di Piuma (da un Dizionario dei film che va per la maggiore) a far scattare d'indignazione più di un collega. «Il peggio del festival per Federico Pontiggia del Fatto quotidiano - è stato il Vergogna! esploso in sala sui titoli di coda di Piuma, una cosa insopportabile quanto le vergogne esposte sul red carpet da Giulia Salemi». E così anche per il cinemaniaco di Sky, Gianni Canova: «Peggio dei fischi a Piuma, stroncato perché divertente, ci sono solo gli stessi critici che prima ridono come ricci e poi si vergognano di ridere di una commedia. Sono gli stessi che non applaudono un film come quello di Kusturica, che insieme al documentario su Nick Cave One More Time With Feeling è la cosa migliore passata da Venezia».

ITALIANI PESSIMA GENTE La cosa peggiore passata da qui, invece, a giudizio di tutti, è il cinema italiano. «Tutto quanto - per il critico stracult Marco Giusti -, con l'eccezione di The Young Pope di Sorrentino, che infatti è l'unico nostro film internazionale. E si capisce perché poi i soldi vanno a finire nelle serie tv invece che nei film». Ed è difficile, da Questi giorni di Giuseppe Piccioni al Tommaso di Kim Rossi Stuart («Un Lando Buzzanca che ha visto qualcosa di Nanni Moretti», è la stroncatura di Giusti), scegliere il film italiano peggiore. «Forse - sospira Michele Anselmi, che di Mostre ne ha viste più di tutti - il peggio è quel senso di noia impotente, da fuga impossibile, di fronte a film come Spira mirabilis. Per quanto anche Malick non scherzi».

COSE FANTASTICHE (E FANTASCIENTIFICHE) Chi non scherza, e ha convinto (quasi) tutti, è il thriller fantascientifico Arrival di Denis Villeneuve, tratto da un racconto di Stories of Your Life di Ted Chiang. «Sceneggiatura potentissima» (Tatti Sanguineti). «Un film talmente bello che fa ben sperare per il nuovo Blade Runner che sta girando lo stesso Villeneuve» (Steve Della Casa). Tanto più aggiungiamo noi che il protagonista del sequel sarà Ryan Gosling, qui a Venezia stralodato dalla critica in La La Land. Primo film visto a Venezia, e anche l'ultimo davvero bello.

CENA TRA AMICI E così, alla fine dell'ultimo film, dopo che - come dice la Mancuso - «Si esce dalla sala sbuffando e si gareggia a chi dice la battuta più feroce», tutti quanti i critici si ritrovano ai ristorantini del Lido. Con l'eccezione degli «Spaghettoni alla Leonardo» della Favorita, bocciati all'unanimità. Mediocri e carissimi. Come fa notare Steve Della Casa, sono calibrati come se a cena aspettassero ancora il conte Volpi. Il quale anno fascistissimo 1938 tenne a battesimo la prima Esposizione internazionale d'Arte cinematografica.

INFERNO E «PARADISE» Arrivati alla chiusura della 73esima edizione, non resta che consegnare agli archivi della cronaca la battuta migliore del festival.

È di Tatti Sanguineti (uno che sceglie come capolavoro della Mostra Paradise di Andrei Konchalovsky, «meraviglioso film su nazismo e nobiltà che Luchino Visconti non è stato capace di fare»), il quale, alla domanda se avesse visto il film-fiume (di quattro ore!) del filippino Lav Diaz, bofonchia: «Non sono mica immortale». Che è, in qualche modo, la morte del cinema da festival.

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