Così gli allievi ricordano la maestra Maria Corti

Maria Corti (Milano, 1915-2002) fu tante cose: immensa filologa, critica, narratrice - e ai suoi romanzi teneva forse più che ai suoi studi - consulente editoriale...

Così gli allievi ricordano la maestra Maria Corti

Maria Corti (Milano, 1915-2002) fu tante cose: immensa filologa, critica, narratrice - e ai suoi romanzi teneva forse più che ai suoi studi - consulente editoriale... Il suo lascito maggiore, dal punto di vista materiale, è ovviamente il «Fondo Manoscritti di autori moderni e contemporanei», a Pavia. Quello immateriale, ma persino più prezioso, è il suo magistero: ha formato generazioni di letterari, critici, professori, studiosi, persino scrittori... È stata, come spiega bene Salvatore Silvano Nigro, una vera «Maestra».

Ora, a venti anni dalla morte, un gruppo di suoi «allievi», diretti o indiretti, chiamati a raccolta da Benedetta Centovalli, ha dato vita a un volume a più mani, un doveroso «Omaggio a Maria Corti»: Viaggiatori del cielo (Mattioli 1885, pagg. 178, euro 11). Una ventina di contributi - più due brevi testi: un racconto raro e un articolo inedito della stessa Corti - fra i quali si segnalano: quello di Paolo Mauri, consegnato poco prima della sua scomparsa, l'aprile scorso, sulle doti filologiche-investigative della Corti; quello di Paolo Di Stefano, in cui si racconta di come fu lei a fargli fare lo scoop della carriera, quando gli passò sottobanco le bozze del Pendolo di Foucault, secondo attesissimo romanzo di Umberto Eco, era il 1988: così fu il primo a recensirlo sul Corriere del Ticino, sbaragliando la concorrenza e spiazzando mezzo culturame italico; quello di Giuseppe Lupo, che rende giustizia a Cantare nel buio, del 1981, romanzo di pendolarismi padani e storie di pianura; quelli di Francesco Permunian e Antonio Moresco, due scrittori «randagi» che Maria Corti - quando ancora non erano nessuno - ascoltò, lesse, consigliò e aiutò.

E quello di Mario Andreose, che ricorda la professoressa instancabile, attiva su mille fronti, dall'università alle riviste, dalle edizioni critiche alle frequentazioni intellettuali - studenti, colleghi, poetesse, come Alda Merini, editori, scrittori -: una donna unica, indimenticabile, che quando entrava in scena si annunciava, con enfasi lombarda e correttezza grammaticale, «Sono la Maria Corti».

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