Quando Stalin scatenò l'inferno assieme a Hitler

Quando Stalin scatenò l'inferno assieme a Hitler

Il momento più buio della non luminosa storia dell'Unione Sovietica è facilmente identificabile nella dittatura staliniana. Con l'arrivo al vertice del potere di Iosif Vissarionovi Dugavili la dittatura del proletariato si trasformò con rapidità stupefacente in un sistema autocratico capace di condensare il peggio del potere zarista e del bolscevismo. Quest'esito, non guardandolo con il senno del poi, poteva apparire ai contemporanei quasi stupefacente. Soprattutto contando che a lungo Stalin detenne solo la carica di Segretario generale del Partito comunista che non era considerata determinante.

Per capire come sia nata una delle feroci dittature della Storia, portata avanti a colpi di purghe, epurazioni, deportazioni di massa e guerre, risulta utile L'Urss dalla Rovina alla Rinascita di Andrea Graziosi, in edicola da oggi con Il Giornale (a 11,90 euro più il prezzo del quotidiano) all'interno della collana Storia del comunismo.

Il saggio fornisce un quadro precisissimo delle dinamiche dello stalinismo tra il 1939 e la morte del dittatore. Nel '39 Stalin raggiunse vette di cinismo politico impreviste anche dai suoi più acerrimi nemici, come Lev Trockij. La sua idea del comunismo in un solo Paese sfociò in quell'anno in una serie di azioni militari che ricalcavano le rotte dell'espansione zarista. Nell'agosto del 1939 le truppe russe attaccarono al confine della Mongolia le truppe giapponesi. Quel confine era già caldo da un po', ma Stalin si sentiva ormai industrialmente pronto alla guerra. I giapponesi vennero rapidamente messi a mal partito (e infatti si guardarono bene dall'aggredire i sovietici anche scoppiata la Guerra mondiale). Subito dopo Stalin aprì alla Germania con il patto Ribbentrop-Molotov. Molti comunisti rabbrividirono di fronte a quell'alleanza. Stalin la giustificò con il fatto che Hitler stava «scuotendo il sistema capitalistico». In realtà il piano staliniano era semplicemente quello di inglobare nella sfera sovietica i vicini più fragili, dalla Finlandia (che non glielo rese facile) sino alla Polonia. I risultati furono paradossali. Comunisti francesi che collaboravano con Petain, attivo scambio di informazioni tra la Gestapo e la polizia segreta russa (bersaglio comune gli ebrei). Nel frattempo all'interno del Paese, che stava iniziando una corsa agli armamenti la condizione operaia peggiorò drasticamente. Chi faceva ritardi al lavoro superiori ai 20 minuti poteva essere punito con sei mesi di lavoro coatto. Lasciare il lavoro senza permesso portava direttamente in galera (2-4 mesi di prigione). Nel solo secondo semestre del 1940 vennero condannati più di due milioni di operai. Poi il piano staliniano che non teneva conto dei progetti hitleriani (per altro chiaramente scritti nel Mein Kampf), si infranse nell'operazione Barbarossa.

Ci pensarono milioni di russi immolandosi a salvare il regime e a trasformare Stalin nel Padre della Patria. Colui che Grazioli definisce «un vecchio di cui è impossibile disfarsi». E che Krusciov, non proprio uno schiavo del capitale, definì: «Un pazzo sul trono».

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