Cara Alessandra Borgonovo, ti scrivo...

"Era il 2008 e tu eri poco più che una bambina. Stefano entrò in campo su una sedia a rotelle spinta da Roberto Baggio..."

Cara Alessandra Borgonovo, ti scrivo...

Cara Alessandra,

i padri sono sempre orgogliosi delle proprie figlie. Anche quando queste sono un po’ stronze. Insomma, è difficile che un padre invidi la figlia di un altro uomo. A me è capitato. Ed è una sensazione strana. Ti vidi, per la prima volta, in tv durante una partita in onore del tuo papà, Stefano Borgonovo. Era il 2008 e tu eri poco più che una bambina. Stefano entrò in campo su una sedia a rotelle spinta da Roberto Baggio. Stefano aveva un drammatico «sorriso», forse per sfidare la malattia bastarda che gli stava rubando tutto. Al suo fianco c’era però qualcosa che neppure la Sla sarebbe mai riuscita a rubargli: c’eri tu, con la maglietta viola della Fiorentina, viso tondo e capelli lunghi; Baggio spingeva, Stefano «rideva», il pubblico applaudiva commosso. E tu? Tu non piangevi. Tu soffrivi senza lacrime. Che è molto peggio che soffrire piangendo. Perché le lacrime sono come un rubinetto dell’anima che fa scaricare angosce e dolori. Tu invece quel «rubinetto» lo tenevi chiuso. Serrato. Uno sguardo fisso sul volto di tuo padre. E quelle continue carezze sulla sua fronte. Poi quel fazzoletto ad asciugare la sua saliva.
In quell’istante ho cominciato a «innamorarmi» di te. A invidiare un altro padre per una figlia non mia. Da allora ho continuato a «seguirti», neanche fossi uno stalker. Digitavo il tuo nome su internet e mi apparivi. Nel corso degli anni sei cambiata, ma l’amore per il tuo papà è sempre rimasto lo stesso. Gigantesco. Tanto che, insieme con tua madre e le tue sorelle, hai deciso di non dedicarti solo a tuo padre, ma addirittura di fondare un’associazione per sostenere i malati di Sla, lo stesso «mostro» che si è mangiato Stefano. Più recentemente ti ho rivista in un programma dedicato alle «donne coraggio». Della tua testimonianza, mi è rimasta dentro una frase: «Papà non può parlare, non può scrivere, ma noi ci parliamo guardandoci negli occhi...». Ora che papà non c’è più, sono sicuro che continuerete a parlare. Più di prima.
Un abbraccio

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