
Quasi un fulmine a ciel sereno anche per il diretto interessato, che si stava preparando a scendere in campo a Doha nel primo impegno dopo la vittoria degli Australian Open. Poi un comunicato della Wada mette la parola fine a una vicenda tirata avanti troppo a lungo: «L'Agenzia Mondiale Antidoping conferma di aver raggiunto un accordo per la risoluzione del caso riguardante il tennista italiano Jannik Sinner, con l'atleta che ha accettato un periodo di ineleggibilità di tre mesi per una violazione delle norme antidoping, dopo essere risultato positivo al Clostebol, una sostanza proibita, nel marzo 2024. Nel mese di settembre, Wada aveva presentato un ricorso al Tribunale Arbitrale dello Sport nel caso del sig. Sinner, che era stato giudicato da un Tribunale Indipendente come non responsabile né negligente. Nonostante questo ricorso, le circostanze specifiche del caso hanno portato Wada a considerare un accordo equo e appropriato». Insomma: il numero uno al mondo non ha barato, ma per la responsabilità oggettiva nei confronti del suo team deve comunque scontare una minima squalifica. Tre mesi.
Termina così, un'agonia che il nostro campione ha gestito da tale, ma che comunque poteva ancora protrarsi a lungo: l'udienza del Tas non avrebbe garantito una sentenza immediata. Dunque l'acquisto della pomata da parte del preparatore Umberto Ferrara e l'utilizzo del fisio Giacomo Naldi, doveva far scattare un campanello d'allarme che Jannik non avrebbe sentito. Anche se sarebbe stato difficile farlo. Però, almeno così, presto si potrà tornare a parlare di tennis: dal 5 maggio, quando scadrà la squalifica e si apriranno le porte di Roma. «Accetto la mia responsabilità sulla mia squadra» ha commentato Jannik. Perché con un po' di sacrificio potrà essere finalmente libero.
Tutto è successo in 48 ore, da quando i legali del giocatore sono stati contattati con la proposta di accordo: «Sono felice che Jannik possa lasciarsi alle spalle questa dolorosa esperienza - ha spiegato poi l'avvocato Jamie Singer -. La Wada ha confermato i fatti stabiliti dal Tribunale Indipendente. È chiaro che Jannik non aveva alcuna intenzione, non era a conoscenza della situazione e non ha ottenuto alcun vantaggio competitivo. Purtroppo, gli errori commessi da alcuni membri del suo team hanno portato a questa situazione». «Questa cosa mi tormentava - ha aggiunto Sinner - ora sono finalmente libero».
Tra tante ombre (della Wada) ora c'è che la certezza tornerà senza asterischi sulla testa, e ricomincerà ad allenarsi dal 13 aprile. In tempo per prepararsi al filotto Roma, Parigi, Wimbledon: non vorremmo essere dall'altra parte della rete.
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