Il Milan prova a difendersi: Baresi è la nostra storia

L'affondo di Ancelotti in difesa di Maldini ha fatto male al club. Tifosi preoccupati dalle prossime mosse di mercato

Il Milan prova a difendersi: Baresi è la nostra storia
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Carlo Ancelotti è uno dei padri fondatori della patria milanista. Venerato e rispettato anche fuori dai confini del mondo rossonero, ha tutti i titoli per parlare, a distanza, delle ultime vicende di casa Milan con il divorzio all'americana tra Cardinale e Maldini più Massara. Per questo motivo, e perché l'argomento è sempre al centro del dibattito sui social e sui siti, l'intervista a il Giornale ha suscitato la pacata risposta di fonte milanista che tra l'altro non fa una piega. Una sola la frase utilizzata: «Franco Baresi è il vice-presidente onorario del club». Come dire la storia viene rispettata e salvaguardata dal fondo RedBird e la figura di Franco, per carisma e peso specifico, si può paragonare, serenamente, a quella esercitata da Alfredo Di Stefano ai tempi del Real Madrid. Nel caso specifico del capitano del Milan degli invincibili di Sacchi e Capello e dei cento trionfi berlusconiani. Nelle stesse ore Baresi è poi intervenuto pubblicamente per rasserenare gli animi della tifoseria a difesa dell'operato del club. Indirettamente, la questione storia può rilanciare l'attenzione di Giorgio Furlani, l'ad con tutte le deleghe più importanti, sulla necessità di occupare la casella ancora vacante, quella di un personaggio carismatico da schierare a Milanello, al fianco di Pioli, e a contatto con lo spogliatoio, in dialogo quotidiano con gli uffici di casa Milan. Inutile ripetere che il profilo più adatto è quello di Ibra.

C'è un secondo argomento il prossimo calciomercato del Milan - che ha agitato il dibattito nella giornata di ieri per via della formulazione generica sulle future mosse offerta da Paolo Scaroni, il presidente. Al Corriere ha parlato di «cessioni» ed è scattato l'allarme. Ma allora «vogliono vendere Maignan, Leao e compagnia» alcuni commenti registrati. Legittimi, bisogna aggiungere, per la delicatezza della questione. A tal punto da rendere necessario un intervento della comunicazione per dettare la chiave di lettura più autentica delle parole di Scaroni riferite «non all'argenteria della casa» ma ad altre operazioni, per intenderci a Rebic, Origi, Adli insomma. E qui sul punto le esperienze recenti di Elliott prima e di RedBird ora sul mercato certificano in effetti una tendenza opposta. Già perché a rileggere i resoconti delle diverse edizioni di calciomercato milaniste spunta fuori un dato curioso. Il Milan dell'area tecnica guidata da Boban-Maldini e poi da Maldini-Massara ha ceduto - con relativa plusvalenza - soltanto Hauge e nient'altro.

E pur perdendo fior di calciatori a parametro zero (Donnarumma, Calhanoglu, Kessie e Romagnoli), e provvedendo a sostituirli in qualche caso con operazioni capolavoro (Maignan ad esempio, ndr), hanno migliorato i conti del bilancio grazie al contenimento del monte-stipendi e all'aumento dei ricavi (tra incassi e aumento della platea degli sponsor). Resta da capire, sull'argomento, se il nuovo comitato ristretto sarà in grado di liberarsi di alcune pedine che non rientreranno nei piani di Pioli per il prossimo campionato.

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