Se panchina "vecchia" non fa più buon calcio

In Liga e Bundesliga i tecnici più giovani, in Inghilterra e Italia età media maggiore. Ma Ancelotti re di Champions col Real ne ha 55. E Loew ha sbancato il Brasile a 54

Se panchina "vecchia" non fa più buon calcio

L'anagrafe è lì, certa, verificata, incontestabile. L'età non è opinabile, anche se, giustamente, dipende da che uso se ne intenda fare. Nel football, puntuale dopo ogni disfatta, si urla alla rivoluzione e questa va a braccetto con la gioventù, con la freschezza degli anni, con un cambiamento generazionale. Stando alle tabelle che noi pubblichiamo la Liga spagnola e la Bundesliga tedesca, in breve i due campionati che attirano attenzione, sponsor e portano a risultati eccellenti, denunciano una media età decisamente giovane, più bassa di quella che invece viene registrata nei due pensionati, quello della Premier League inglese e della serie A nostrana.

I dati dovrebbero dimostrare che là dove il governo tecnico del football è nelle mani di gente "datata" i risultati tardano a venire, italiani e inglesi, questi ultimi più di tutti, vivono di nostalgia e speranza mentre spagnoli e inglesi, dico dei club ovviamente, viaggiano con la tav, con alcune eccezioni. Per esempio Carlo Ancelotti, re d'Europa con il Real Madrid, è el viejo della compagnia con i suoi 55 anni ma non rovina la media, così come in Italia lo sbarbato Stramaccioni, anni 38, serve a ridurre la cifra alta di Ventura (66) e Zeman (67). Resta da dimostrare che questi due ultimi allenatori siano più "vecchi" di testa, non di lessico abbastanza tortuoso, rispetto al giovane tecnico dell'Udinese ma questo è un discorso che potrebbe portare all'infinito e vista l'età vorrei escluderlo.

Nel 1930 diventò campione del mondo, come allenatore, Horacio Alberto Suppici, aveva 32 anni e guidò l'Uruguay alla conquista del primo titolo della storia del torneo. L'ultimo ad avere alzato la coppa, Joaquim Loew, ha 54 anni, ribadendo che l'età può essere un optional, considerato che Franz Beckenbauer vinse il mondiale da allenatore a 44, Schon a 59 e Sepp Herberger 57. Vittorio Pozzo vinse il primo mondiale a 48 anni, Bearzot a 55, Lippi a 58. El Flaco Menotti a 39, Ramsey a 46.

Numeri che fanno girare ma non perdere la testa. Il calcio è scienza, è studio ma è anche fisico, servono gambe oltre al fosforo, in panchina come in campo. Feola, gabibbesco allenatore del Brasile, aveva 49 anni nel mondiale di Svezia ma ne aveva 17 Pelè, la somma "tecnica" portò al titolo.

Il baby boom ha coinvolto anche la Francia per la prossima stagione, l'età media si è abbassata da 52 a 48,8 "grazie" alla partenza di Claudio Ranieri (62) e all'arrivo di Willy Sagnol 37 anni al Bordeaux, di Jardim al Monaco (39 anni) e di Makelele al Bastia (41 anni). Trattasi, stando anche ai colleghi francesi, di tendenza ma non di rivoluzione, tenendo ben presente che la giovane età porta ad avere maggiori stimoli, conoscenze più recenti e moderne.

In controtendenza si è alzata l'età media dei calciatori che prolungano la loro attività agonistica a livelli inimmaginabili, nello spirito che la condizione fisica, supportata dalla disciplina professionale, non si ferma dinanzi all'ufficio anagrafe.

La Germania campione del mondo non ha una età media bassa, la Spagna che è saltata in aria subito ha invece pagato il

logorio "mentale" dei campioni. Non c'è un totale matematico ma le tabelle indicano la strada più logica e praticabile, forse la più difficile in Italia, un paese per vecchi, per finti giovani e per giovani che sono già vecchi.

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