"Testi cruciali per capire l'ultimo fascismo"

Lo storico che ha curato il volume: "Cosi ho ritrovato i tre documenti dimenticati"

"Testi cruciali per capire l'ultimo fascismo"

Giuseppe Parlato è professore di Storia contemporanea all'Università internazionale di Roma. È uno dei massimi storici del fascismo ed è il curatore, e prefatore, della Corrispondenza Repubblicana di Benito Mussolini appena pubblicata da Luni e di cui in questa pagina vi anticipiamo un estratto inedito. Lo abbiamo intervistato per capire l'origine e la storia editoriale di questi testi di Mussolini.

Professor Parlato, come nasce la Corrispondenza Repubblicana di Mussolini?

«Le note venivano prodotte da Mussolini e da ambienti del Minculpop. Al centro della ricerca delle fonti c'era anche l'ufficio intercettazioni e i suoi funzionari. Fornivano a Mussolini i materiali con cui elaborava le note che attraverso Barracu venivano fornite all'Eiar che trasmetteva in radio, spesso tra le 20 e le 21. Poi il giorno dopo arrivavano ai giornali tramite l'agenzia Stefani».

Qual è la storia editoriale di questi testi? Nel volume avete anche raccolto tre inediti...

«Novantanove note erano state pubblicate nel 32º volume dell'opera omnia di Mussolini pubblicata da Edoardo e Duilio Susmel. Quel volume non è facile da reperire anche in biblioteca e quindi abbiamo pensato di renderle più fruibili a lettori e studiosi. Poi ho rintracciato altre tre note che non erano conosciute».

Dove le ha trovate?

«Una su un giornale dell'epoca, Il Lavoro fascista, le altre si trovavano nelle carte della Segreteria particolare del Duce conservate all'Archivio Centrale dello Stato. Non deve stupire che documenti pubblicati dalla stampa siano a lungo sfuggiti agli studiosi. I giornali della Rsi sono andati spesso perduti e anche chi ci ha lavorato non ha mai avuto particolare interesse a conservarne la memoria».

La nota che pubblichiamo parzialmente in questa pagina è particolarmente interessante.

«Sì, le note di Mussolini rientrano quasi tutte in due categorie. Attacchi al Re, a Badoglio e al Regno del Sud che nella sua ottica sono traditori. E poi valutazioni relative alla politica internazionale. Questa nota intitolata Ancora Mosca rientra nella seconda categoria. Stigmatizza il fatto che gli Alleati avessero fatto una alleanza innaturale con una dittatura come quella di Stalin, alla faccia della lotta per la democrazia... Invece per Stalin si nota una certa ammirazione, visto che è riuscito a compiere quella rivoluzione che Mussolini sente di aver fallito».

Che Mussolini esce da questi testi?

«Un Mussolini che si riscopre giornalista. Già nella primavera del 1944 ha chiaro che i margini politici e militari che gli restano sono minimi, fatica persino a controllare il partito fascista repubblicano.

E quindi torna alla penna, ritorna il giornalista caustico e sarcastico delle origini. E più la sconfitta diventa certa più si concentra sul panorama internazionale preconizzando per l'Italia un destino di irrilevanza».

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