
Un incontro lungo e concreto: a riprova che la strada per un accordo tra Procura e Comune a chiusura delle indagini sull'urbanistica è aperta. Anche se i problemi da affrontare e da risolvere sono tanti, da una soluzione condivisa hanno tutti da guadagnare: il Comune che chiuderebbe una lunga stagione di paralisi amministrativa, la Procura che eviterebbe anni e anni di processi defatiganti. E soprattutto le migliaia di cittadini che hanno già pagato in buona parte appartamenti che l'avanzare delle inchieste giudiziarie impedisce di realizzare.
All'incontro di ieri a Palazzo di giustizia hanno partecipato due degli attori della tormentata vicenda delle indagini sull'Urbanistica: per Procura c'erano il capo Marcello Viola e la sua «vice» Tiziana Siciliano, coordinatrice del pool specializzato in reati ambientali; e per il Comune c'era Antonello Mandarano, capo dell'Avvocatura municipale. Mancavano i rappresentanti del terzo fronte in causa, i costruttori con le loro associazioni, che per primi la settimana scorsa si erano fatti promotori di un tavolo di trattativa. Ma è chiaro che se si arrivasse a una ipotesi di accordo le aziende edilizie sarebbero le prime a esserne piacevolmente interessate.
Quale sia una ipotesi realistica è per ora difficile dire. La linea è quella di applicare anche agli abusi edilizi la cosiddetta «giustizia riparativa», che consente agli imputati dei processi penali di evitare o attenuare la condanna risarcendo il danno con lavoro, attività sociali e percorsi di rieducazione. Le aziende finite sotto inchiesta potrebbero versare somme importanti per compensare gli oneri di urbanizzazione risparmiati grazie alla benevolenza degli uffici comunali, e anche cedere al Comune aree di loro proprietà. Questa intesa deve passare inevitabilmente per la ammissione sia da parte delle imprese che da parte del Comune che le leggi finora, nelle decine di lottizzazioni finite nel mirino dei pm, sono state violate. La Procura ha ripetutamente affermato che le norme sono assai più chiare di quanto Palazzo Marino cerchi di sostenere, e che la moltiplicazione delle volumetrie sulla base di semplici Scia ne è solo la trasgressione più vistosa. Improbabile che adesso faccia retromarcia.
Se anche Comune e costruttori decidessero di ammettere di avere forzato le procedure, resterebbe poi il problema dei numerosi dipendenti comunali e
professionisti sottoposti a indagini e in parte anche già rinviati a giudizio. Un accordo riparativo tra Comune, Procura e costruttori potrebbe portare a pene più lievi, ma di certo non potrebbe amnistiare i reati commessi.
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