Battesimo dei bimbi nati da utero in affitto: "genitore 1 e 2" sbarca anche in chiesa?

La mancata risposta del dicastero per la dottrina della fede ad una precisa domanda sui registri battesimali apre scenari inaspettati

Battesimo dei bimbi nati da utero in affitto: "genitore 1 e 2" sbarca anche in chiesa?

A chi pensava che l'avvicendamento al dicastero per la dottrina della fede non avrebbe comportato alcun cambiamento sono bastati pochi mesi per ricredersi. Il cambio di rotta con l'approdo del cardinal Víctor Manuel Fernández al Palazzo del sant'Uffizio c'è stato ed è sotto agli occhi di tutti. Non solo in termine di stile per la loquacità del nuovo prefetto con i giornalisti, ma anche per il contenuto dei documenti che escono da quello che è stato per secoli il dicastero più importante della Curia. Dopo aver adottato la risposta del Papa ai dubia dei cardinali Walter Brandmüller, Raymond Burke, Juan Sandoval Íñiguez, Robert Sarah e Joseph Zen - con quest'ultimo convinto che li abbia ispirati proprio il nuovo prefetto - ed aver risposto a quelli sulla comunione ai divorziati risposati avanzati dal cardinale Dominik Duka, Fernández ha conquistato l'attenzione di tutto il mondo con la diffusione di un nuovo documento, approvato dal Papa, che dà il via libera al battesimo delle persone transessuali e dei bambini di coppie omosessuali, anche se nati attraverso la pratica dell'utero in affitto e all'accettazione di persone transessuali ed omosessuali conviventi come padrini o madrine. Lo ha fatto nelle risposte fornite ad alcune domande inviate al suo dicastero da monsignor José Negri, vescovo di Santo Amaro, sulla possibile partecipazione ai battesimi e ai matrimoni di persone transessuali e omosessuali.

Padrini e madrine omosessuali? C'erano anche prima

Il documento del dicastero, approvato dal Papa al termine di un'udienza del 31 ottobre, ha delle novità importanti e che hanno suscitato proteste pubbliche e private all'interno della Chiesa. Ma, a dispetto dei titoli, non è una novità che un omosessuale possa fare il padrino o la madrina di battesimo. Anche prima delle risposte di Fernández alle domande di monsignor Negri, infatti, la Chiesa non discriminava gli uomini e le donne con tendenze omosessuali. Il codice di diritto canonico, a proposito dei padrini, stabilisce tra i requisiti per colui che è ammesso all'incarico che "sia cattolico, abbia già ricevuto la confermazione e il santissimo sacramento dell'Eucaristia, e conduca una vita conforme alla fede". Dunque, da sempre può fare il padrino o la madrina una qualsiasi persona omosessuale che conduca una vita retta, rimanendo continente. Chi convive non può essere padrino o madrina a prescindere dalla tendenza omosessuale perché questa viene giudicata una condizione non coerente con la missione che è chiamato ad assumere. Il gesuita Francesco Bersini in uno scritto di fine anni Settanta sull'ammissione dei divorziati risposati ai sacramenti e anche al ruolo di padrini, spiegava d'altra parte che "i sacramenti sono stati istituiti da Cristo ed affidati alla Chiesa, perché essa li custodisse e li amministrasse, ma non secondo la propria volontà" e che quel 'no', che nulla ha a che vedere con l'accoglienza pastorale, lo motiva con la "fedeltà a Cristo e non a un vuoto legalismo". Il Catechismo si pronuncia chiaramente sulle persone con tendenza omosessuale, insegnando che "devono essere accolti con rispetto, compassione, delicatezza" e condannando "ogni marchio di ingiusta discriminazione".

Il battesimo e l'utero in affitto

Le domande di monsignor Negri presentano una realtà che esiste nella società odierna ma non sempre ottengono risposte univoche. Ad esempio, il vescovo brasiliano chiede come "le persone omoaffettive possono figurare come genitori di un bambino, che deve essere battezzato, e che fu adottato o ottenuto con altri metodi come l’utero in affitto". Dal dicastero di Fernández non arriva una risposta ma si ribadisce soltanto che "perché il bambino venga battezzato ci deve essere la fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica". Quello che però Negri voleva sapere era chiaro: gli omosessuali che formano una coppia con un bambino adottato o ottenuto tramite la pratica dell'utero in affitto possono essere inseriti entrambi come genitori nel registro battesimale? Se il dicastero per la dottrina della fede preferisce lasciare in sospeso la domanda, limitandosi ad affermare - come è sempre stato anche nei casi di figli di coppie non sposate - quanto già previsto dal diritto canonico e cioè che è lecito battezzare il bambino se c'è la "fondata speranza che sarà educato nella religione cattolica" , c'è chi ha già elaborato delle linee guida. E' il caso delle Orientações pastorais e canônicas della Conferenza nazionale dei vescovi del Brasile in cui si afferma - come spiegato dal canonista don Marcio Fernando França in un lavoro scientifico dedicato proprio a questo tema - che "non sarà lecito adottare la terminologia utilizzata dal diritto civile quando contraria al Diritto divino". La risposta che i vescovi brasiliani è quindi 'no', non si possono trascrivere entrambe le persone dello stesso sesso come genitori nei registri battesimali. Ma la Conferenza nei suoi orientamenti propone delle soluzioni: si propone, infatti, di utilizzare il termine di "adottanti" e di aggiungere, laddove compaiono nel registro civile, i nomi dei genitori biologici. Quindi la Conferenza - di cui lo stesso Negri fa parte - invita ad utilizzare "differenze terminologiche tra i registri civili ed ecclesiastici" sulla base di quanto sostenuto dal canonista don José San José Prisco per il quale "in nessun caso il nome di due padri o di due madri dello stesso sesso deve essere scritto nel libro dei battesimi".

Il dicastero contraddice se stesso

Una delle risposte a monsignor Negri, invece, contraddice quanto affermato in un documento uscito dallo stesso dicastero solamente solamente otto anni fa. Infatti, Fernández risponde che “a determinate condizioni, si può ammettere al compito di padrino o madrina un transessuale adulto che si fosse anche sottoposto a trattamento ormonale e a intervento chirurgico di riattribuzione di sesso”. L’allora congregazione per la dottrina della fede, rispondendo alla stessa domanda avanzata dal vescovo di Cádiz e Ceuta monsignor Rafael Zornoza Boy, aveva sentenziato l’impossibilità che sia ammessa” quest’opzione motivandola col fatto che “lo stesso comportamento transessuale rivela pubblicamente un atteggiamento contrario all’esigenza morale di risolvere il proprio problema di identità sessuale secondo la verità del proprio sesso” e dunque ritenendo “evidente che questa persona non ha il requisito di condurre una vita secondo la fede e l'incarico di padrino e non può quindi essere ammessa all'incarico di madrina o padrino”. Questa interpretazione viene confermata anche in un lavoro scientifico del 2016 del canonista argentino don Javier E. González Grenón sul tema coerenza tra fede e vita per essere padrini di battesimi o cresime. Nell'articolo, entusiasta per Amoris laetitia, il canonista cita proprio la risposta a monsignor Boy ed osserva che "è chiaro che chi ha una sessualità disordinata, non essendo conforme con la fede e la morale che ciò implica, non dovrebbe essere padrino". Nelle conclusioni che fanno appello al discernimento del pastore proprio sulla base di Amoris laetitia, Grenón riconosce però che "ci sono condizioni che escludono automaticamente un credente dalla possibilità
di fare il padrino o la madrina"
e vi include anche i transessuali.

Nel giro di otto anni, nell’arco dello

stesso pontificato, il dicastero chiamato a custodire l’ortodossia cattolica ha fornito due risposte diverse alla stessa domanda. Una circostanza che inevitabilmente potrebbe provocare confusione.

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