Villa San Martino la dimora più spiata 

Gian Marco Chiocci - Massimo Malpica

VILLA SAN MARTINO LA DIMORA PIÙ SPIATA
La telenovela sessuale di Ruby si chiude laddove si apre quella delle cene a Villa San Martino. Quel che viene alla luce dalla lettura delle carte è incredibile. La residenza del premier ad Arcore monitorata notte e giorno. Tutti gli invitati, dicasi tutti, del periodo oggetto di intercettazione, vengono schedati, scandagliati, intercettati direttamente o indirettamente. Le note della Direzione Centrale Polizia Anticrimine si aprono tutte così: «Serata ad Arcore». Segue la data, l’orario, i presenti alle cene, che solo in alcuni casi si tramutano in dopocene o in feste con o senza lo strimpellatore Apicella. I telefonini dei presenti vengono localizzati con le stesse identiche celle. Tutti nel calderone, indipendentemente dall’accertamento delle singole, presunte, responsabilità. I movimenti dei presenti finiscono per essere comparati con i famosi video delle auto pedinate fin sul cancello di Arcore pubblicati dal settimanale Oggi. La residenza del premier diventa un colabrodo. Con la scusa delle intercettazioni alla Minetti e alle altre commensali che nella migliore delle ipotesi i pubblici ministeri sembrano ritenere un gruppo di professioniste del meretricio, il controllo di ciò che avviene in villa è capillare. Maniacale. Ossessivo. Non si risparmia nemmeno la salute del premier, oggetto di una chiacchierata fra Lele Mora ed Emilio Fede: «Sta giù, non ha l’adrenalina perché gli hanno levato tutte le pastiglie, senza adrenalina è negativo». In altre intercettazioni lo stato di salute di Silvio è passato ai raggi X con le intercettazioni sbobinate e messe agli atti. Barbara, una ragazza di passaggio, si lascia andare: «L’ho visto, ti assicuro, cioè ti ricordi come era prima con me? Cambiato totalmente. Ti assicuro, è sempre carino e gentile, però... tutta un’altra tipologia di rapporto». Le ragazze, più che squillo, sembrano hostess. Bellezze di una corte. Pronte alle feste e altrettanto desiderose di vedersi rimunerate con regali, soldi, favori o piccole parti in tv. E in quest’ottica va interpretato lo sfogo di Fede al telefono con la Minetti, sfogo ovviamente stravolto dalle indiscrezioni riportate fuori dalle mura di Montecitorio. Il direttore del Tg4 si lamenta dello spessore umano di alcuni dei frequentatori di Arcore. «Pensa che questi che facevano la fame, pompini a trecento euro, anche meno. Facevano notte con qualcuno a trecento euro. Adesso hanno il centro benessere, il centro estetico». Quella cifra rapportata a un rapporto orale è stata fatta passare per una sorta di tariffario di Villa San Martino». Ancora Fede nella stessa chiacchierata rivela la Minetti di aver stoppato un velato tentativo di ricatto a Berlusconi. «(...)Una di quelle che circolavano, io, l’altro ieri, le ho dato di tasca mia, senza farlo risultare a lui, 10mila euro! Va bene? Perché aveva delle fotografie scattate col telefonino, aveva bisogno di soldi, dico vabbe’, te li do io (...). Vanno poi a ricattare e fare i porci». Ma Fede, nella gogna mediatica, ci finisce lo stesso. Non solo perché sospettato di portare la «carne» per il Drago (motivo per il quale è indagato) ma anche perché a sua volta, secondo gli inquirenti, avrebbe tentato di arricchirsi alle spalle di Berlusconi. Tutta una serie di intercettazioni fra lui e Lele Mora è riportata nell’invito a comparire.

Il motivo è un prestito di cui Mora ha bisogno e per il quale chiede a Fede di spendersi presso il Cavaliere. Un riscontro preciso arriva dalle parole di Berlusconi nel videomessaggio dell’altro giorno allorché conferma il prestito a Mora. Per i magistrati, però, Fede voleva tenersi una parte della somma.  

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