
La nebbia sul 47enne criminale di guerra libico Njeem Osama Almasri ha le sembianze del fumo di Londra. Ci voleva il giornalismo watch dog del Telegraph per rivelare al mondo ciò che il Giornale con Gian Micalessin e Fausto Biloslavo aveva già scritto: ha sede nel Regno Unito, passa per la Turchia e per la locale Ziraat Bank (con ramificazioni in Albania e in Libia) la rete di protezione di cui ha goduto il temibile comandante della prigione di Mitiga e della Radaa, l'esercito salafita di deterrenza speciale, che gli ha permesso di attraversare mezza Europa indisturbato prima di venire in Italia.
Al momento dell'arresto, scrive il quotidiano britannico, Almasri sarebbe stato in possesso di sei carte di credito e debito emesse anche da due istituti bancari made in Britain come Barclays e Hsbc, due sim Vodafone collegate a una casella vocale, i passaporti di altri due Stati e il contatto con un importante studio legale cino-inglese specializzato in immigrazione nella Chinatown londinese. Materiale che gli è stato restituito dopo la mancata consegna alla Corte penale internazionale, per colpa del corto circuito legato all'errore del Procuratore generale di Roma. Che ha deciso di considerare irrituale l'arresto delle tre del mattino della Digos di Torino su mandato dell'Interpol, mentre Almasri sta dormendo dopo aver visto Juve-Milan. Colpa di un'istanza di scarcerazione da parte del suo legale, questa sì irrituale o quanto meno intempestiva, che ha tratto in inganno il Pg e la Corte d'Appello. Che l'ha scarcerato pur non avendo elementi, almeno stando alla più genuina interpretazione della legge 237 del 2012 che regola i rapporti tra l'Italia e l'Aja, e senza che Carlo Nordio, come il Guardasigilli ha già spiegato in aula, avesse il tempo di valutare il corposo dossier ai sensi dell'articolo 4 della 237. «È la consegna che va condivisa con il Guardasigilli, non l'arresto», ci aveva spiegato una fonte della Corte.
Che a Londra Almasri aveva forti interessi l'avevano confermato le indiscrezioni pubblicate dal Giornale già il 29 gennaio, pochi giorni dopo la mancata consegna del generale alla Corte dell'Aja che gli dava la caccia: «Portatemi a Londra», aveva chiesto Almasri ai nostri 007 sul Falcon 900 italiano che il 20 gennaio l'avrebbero rimandato in Libia su ordine del Viminale che l'ha espulso dall'Italia. L'aereo, partito alle 11:15 da Ciampino, atterrato alle 12:15 a Torino Caselle e ripartito alle 19.50 per l'aeroporto di Mitiga, dove è sbarcato alle 21:42, era stato accolto dalle milizie salafite che secondo la nostra intelligence minacciavano possibili ritorsioni contro le nostre ambasciate e i lavoratori italiani nei pozzi petroliferi.
Perché farsi portare a Londra? Come se Almasri sapesse che l'avrebbe fatta franca anche dalla City londinese, dove aveva soggiornato indisturbato dal 6 al 13 gennaio, arrivando con un volo con scalo a Roma, nella veste di manager di due fantomatiche società di import-export di prodotti ferrosi e in acciaio - le al-Asale al-Dahabiye 1 e 2 - assieme al socio turco Abdulkerim Mektebi, estraneo alle indagini. Quando era stato possibile ricostruire i suoi movimenti in Europa, era parso chiaro a tutti che il criminale di guerra - accusato di aver torturato e ucciso i clandestini reclusi nelle carceri libiche - si fosse mosso con una certa disinvoltura da Francia, Germania, Olanda e Svizzera, non sapendo di essere ricercato. E che i suoi guai erano coincisi con il suo arrivo in Italia. Su di lui pendeva dal 10 luglio 2024 la cosiddetta blue notice Interpol, visibile solo alla polizia tedesca, che dal successivo 4 novembre monitorava i suoi spostamenti sul suo territorio e li riferiva all'Aja. Quando era stato fermato il 15 gennaio per un controllo lungo la strada verso Monaco, la polizia aveva registrato la sua volontà di riportare a Fiumicino una macchina presa a noleggio a Bonn. In quel momento la blue notice viene estesa dalla Corte penale a Belgio, Regno Unito, Austria, Svizzera e Francia, non da noi dove però era chiaro si sarebbe diretto. All'Italia arriverà - e solo alle 22.
55 del 18 gennaio - direttamente la red notice con il mandato di cattura. Il resto è storia, con la Corte penale che chiede lumi a Nordio per questa catena di errori che rischia di costarci cara. Mentre a Londra i suoi protettori se la ridono.
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