
Non abbiamo mai posseduto un'auto elettrica ed escludiamo di possederla in futuro; in più non proviamo per Elon Musk né simpatia né antipatia. Ecco perché possiamo permetterci di seguire con imparzialità e indifferenza ciò che da un po' di tempo sta accadendo alle Tesla in giro per il mondo.
A Roma è divampato un incendio in una concessionaria Tesla: forse è un caso, ma forse è dolo. A Milano gruppi della sinistra radicale e ambientalista hanno vandalizzato le Tesla lungo il percorso del corteo. Negli Usa i democratici organizzano proteste fuori dalle fabbriche Tesla. Molti cittadini sono costretti a fare rebranding, cambiando il logo della loro Tesla, per evitare ritorsioni. E qualche Fratoiannez la vende per rifarsi il curriculum politico.
Sì. Abbiamo persino scoperto che esistono macchine di destra e macchine di sinistra.
Ora. Capiamo benissimo che l'endorsement di Musk a Trump abbia complicato le cose e che il cambiamento climatico ormai valga meno di un rigurgito di fascismo.
Ma è curioso che le stesse persone per le quali fino a ieri la Tesla era un'auto di culto, simbolo di progresso e icona del Green Deal (e chi non la possedeva era un eco-negazionista reazionario e fascista), ora la disprezzano, la baratterebbero con un'auto cinese e se potessero le darebbero fuoco inquinando come l'esplosione di un pozzo petrolifero (e a rappresentare il vero male del pianeta è chi la produce e la possiede). Ma il rischio, così, è di innescare un micidiale corto circuito.Sia elettrico sia ideologico.
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