Bossi dia retta ai leghisti E oggi festeggi anche lui

I parlamentari lumbard non vogliono partecipare alle celebrazioni dei 150 anni del Paese. Ma alla gente padana la festa piace. E alla fine anche il Senatùr sarà patriota per un giorno

Bossi dia retta ai leghisti 
E oggi festeggi anche lui

Dai Senatùr, segua il popolo le­ghista, e spedisca i suoi alle cele­brazioni dell'Unità d’Italia. Lo pensiamo veramente. Tra i letto­ri del Giornale di leghisti ce ne sono eccome. Ma veramente questo popolo non vuole cele­brare l’Unità d’Italia?Non dicia­mo che ci sia un amore sviscera­to ma perché dovrebbe detesta­re altrettanto visceralmente que­sto anniversario? La festa di un nazione è la festa di chi abita in quella nazione per­ché­l’unità determinata dal terri­torio e dalle sue frontiere è nulla rispetto all’unità determinata da alcuni tratti comuni di coloro che stanno lì. Aldo Cazzullo ha ben descritto questi tratti: estro, creatività, fantasia, intelligenza, umorismo, arte di arrangiarsi, capacità di dare il meglio nelle necessità. Sono pezzi della carta d’identità dell’italiano, non del­­l’Italia. Uno ce la può avere a morte con Roma ladrona, con il centralismo statalista e burocra­tico, con l'inefficienza di certe re­gioni che, alla fine, fanno grava­re la loro incapacità di governa­re sulle regioni più ricche, so­stanzialmente al Nord. D’accor­do su tutto, ma che c’entra la fe­sta di oggi? Oggi non è mica la festa di Roma ladrona, è la festa degli italiani e basta.

Che c’en­tra se la Lega che vuole riformare lo Stato (e lo sta facendo nel governo Ber­lusconi) in senso federale non va alla festa di quello Stato e di quella Nazio­ne che vuole riformare? Deve forse di­mostrare forza alla sua base? Non lo fa di più portando a casa il federalismo che come qualche volta ha detto Bossi è l’unico modo di tenere insieme l’Ita­lia? Ma chi l'ha detto che un federali­sta convinto non può celebrare l’uni­tà del Paese? Sarebbe come se la pro­va di fede federalista di un eletto dal popolo negli Stati Uniti consistesse nel non andare ad ascoltare il Discor­so sullo stato dell’Unione del Presi­dente. Certo, ascoltando quello che il go­vernatore della Puglia Vendola ha det­to ieri alla Bocconi verrebbe da anda­re oltre Bossi.

Sentite cos’ha partorito il Nichi nazionale: ha sentenziato che alla Lega il Sud può piacere quando Sud significa ’ndrangheta. Roba da pazzi. Ma oggi questo non ci interes­sa. Oggi vogliamo dire a Bossi che nel­la sua base ci sono persone che nei confronti di questa festa e dell’unità del Paese non hanno atteggiamenti si­mili a quelli dei politici leghisti che og­gi non celebreranno la festa.

Se i politici della storia repubblica­na non hanno saputo far sì che le regio­ni del Sud uscissero dalla cappa dell' assistenzialismo ed entrassero nello spazio di uno Stato moderno che c’en­trano gli italiani e che c’entra, franca­mente, l’Unità d'Italia? Si ha l'impres­sione, a volte, che tutto questo senti­mento anti-nazionale sia più una montatura barocca dei politici leghi­sti piuttosto che del suo popolo. Una cosa è certa: chi lavora per fede­ralismo non deve avere paura di 150 anni di unità del Paese che vuole fede­rale. Altrimenti dimostra debolezza, questa sì vera.

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