California: lo stop alle nozze gay riaccende scontri e polemiche

La Corte suprema ha confermato il divieto, come chiedeva un referendum popolare, ma 18mila matrimoni restano validi

California: lo stop alle nozze gay 
riaccende scontri e polemiche

San Francisco - I matrimoni che sono stati celebrati da 18mila coppie di gay tra il maggio e il novembre del 2008 rimangono validi. Detto questo, a rimanere in vigore è anche l’incubo dei gay californiani, ovvero la "Proposition 8", ovvero:  chi è dentro è dentro, e chi è fuori rimane fuori. È questo quanto ha deciso ieri la Corte Suprema della California, con una sentenza che è stata approvata con 6 voti favorevoli e 1 contrario.

Una decisione che fa discutere, in quanto l’organo giudiziario dello stato ha di fatto deciso di prendere atto di una realtà esistente, impedendo allo stesso tempo a essa di ripresentarsi in futuro. Questo, per rispettare la volontà del "popolo" californiano che lo scorso 4 novembre, lo stesso giorno dell’Election Day che ha incoronato a presidente Usa Barack Obama, ha bocciato con un referendum il matrimonio tra gay con il 52% dei voti favorevoli, votando per l’appunto per la "Proposition 8". Così facendo, quel popolo ha ribaltato quanto era stato deciso in precedenza dalla stessa della Corte Suprema della California, visto che nel maggio del 2008, i giudici avevano sentenziato che la Costituzione californiana protegge il matrimonio come un diritto fondamentale che deve essere valido per tutti.

"Vergogna", hanno gridato gli attivisti che si battono per la tutela dei diritti degli omosessuali nell’apprendere la notizia. Quello di ieri è stato d’altronde un dietrofront nella battaglia per il riconoscimento dei diritti dei gay, di cui negli ultimi mesi l’intera nazione degli Stati Uniti si era fatta promotrice. Basti pensare all’ultima volta che le coppie gay hanno esultato per il riconoscimento dei loro diritti, ovvero lo scorso 7 aprile, quando il Vermont è riuscito ad aggirare il veto del governatore, il repubblicano Jim Douglas, dicendo sì alle nozze tra gli omosessuali.

Appena qualche giorno prima, lo scorso 3 aprile, la Corte Suprema aveva votato all’unanimità per legalizzare anche in Iowa le nozze tra persone dello stesso sesso. E, ancora più recentemente, lo scorso 16 aprile, la stampa americana aveva parlato della possibilità che New York diventasse il quinto stato americano - il Massachusetts, il Connecticut, lo Iowa e il Vermont - a legalizzare i matrimoni tra persone dello stesso sesso, visto che lo stesso governatore dello stato David Paterson aveva annunciato un piano volto a centrare questo obiettivo. Insomma, piccoli importanti passi.

Anche se la verità è che quella Proposition 8 rimaneva una nube all’orizzonte dalle fattezze piuttosto minacciose. Così è stato. La corte Suprema della California ha dato di fatto ragione alla "Proposition 8", pur decidendo di non annullare i matrimoni celebrati prima che il bando passasse. Nel motivare la sentenza, la corte ha spiegato che "in un certo senso, chi ha presentato i ricorsi e la stessa denuncia del procuratore ritengono che sia fin troppo facile riuscire a emendare la costituzione con un processo di iniziativa. Ma non è una funzione appropriata di questa corte quella di impedire quel processo. Siamo costituzionalmente tenuti a confermarlo".

Il contentino, che sta nella decisione di mantenere comunque validi i matrimoni delle 18.000 coppie di omosessuali, non è stato granché apprezzato dai diretti interessati. "La questione non è se rimarremo sposati. La nostra battaglia è lontana dall’essersi conclusa", ha detto Jeannie Rizzo, 62 anni, insieme a sua moglie Polly Cooper. "Mi rimangono almeno 20 anni di vita su questa terra, e continuerò a battermi per l’eguaglianza ogni giorno». I ricorsi che erano stati presentati alla Corte suprema avevano affermato che la "Proposition 8"», referendum giunto alle urne grazie a una raccolta di firma popolari, non può modificare la Costituzione, perché una modifica costituzionale può essere effettuata solo da una maggioranza dei 2/3 del Parlamento. Ma alla fine, come aveva predetto il Los Angeles Times, la Corte ha riconosciuto la validità della "Proposition 8" perché espressione della volontà popolare e, allo stesso tempo, ha considerato come validi anche i matrimoni delle 18.000 coppie che si sposarono prima del 4 novembre.

Ma l’ascia di guerra è lontana dall’essere seppellita, e gli attivisti combatteranno ancora, riprovando già l’anno prossimo ad abrogare la "Proposition 8". Intanto sullo sfondo, la California presenta oggi il volto che la contestata Miss California Carrie Prejean ha promosso, - scatenando un’infinità di polemiche che l’hanno portata vicina a perdere la stessa corona -, quando rispose a una domanda relativa alla legalizzazione dei matrimoni tra persone dello stesso sesso, in occasione della competizione di Miss America.

La Prejean affermò che è una cosa molto positiva sapere che gli americani possono scegliere tra il matrimonio tra gli omosessuali e tra quelli tra membri di "sesso opposto", aggiungendo di credere però che nella "sua" nazione ideale, il matrimonio debba avvenire tra un uomo e una donna.

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