Carolina: «Non sono un niente e lo dimostrerò»

Se fosse uomo, un po' la strada sarebbe più spianata. E diciamolo pure: a volte nello sport sia benvenuta la fortuna. Carolina Kostner però è donna, una bella donna, e così non beneficerà del doppio forfait di Evan Lysacek, oro a Vancouver, e di Evgeni Plushenko, argento col broncio in Canada, fermato sulla strada dei Mondiali di Torino da un problema al ginocchio. Mentre per i signori del ghiaccio la kermesse piemontese, al via lunedì al Palavela, prende, date le assenze celebri, i contorni di un “europeo”, per le signore no. Le grandi ci saranno tutte: dalla coreana Kim Yu Na, inarrivabile neo oro olimpico, alla giapponese Mao Asada, argento, passando per il sofferto bronzo della canadese Julienne Rochette, che aveva perso la mamma pochi giorni prima di giocarsi la medaglia.
Anche senza guardare al terzetto del podio olimpico la strada della rimonta di Carolina è davvero ghiacciata: facile slittare quando si ha il cuore provvisto solo di gomme slick, vietato - se possibile - sbagliare di nuovo. “Caro” lo sa e sa anche che per lei, dopo le polemiche seguite al suo sedicesimo posto e soprattutto alle sue molte cadute sul ghiaccio di Vancouver, questo, più che un mondiale è davvero una prova planetaria, l'ultima carta per dimostrare che la ragione in fondo non sta solo nei conti di chi ha investito su di lei. E che una campionessa non si misura solo dalle cadute. Rientrata in Italia solo per pochissimo, tornata subito a Los Angeles ad allenarsi, Carolina ha subito chiuso il capitolo Vancouver: «Quest'anno ho vinto l'europeo, il mio terzo titolo: non credo di essere un niente, riparto da qui». Di quella notte terribile ricorda solo «di aver perso la sensazione del ghiaccio». L'obiettivo ora è ritrovarsi su quello (si spera) amico di Torino, lo stesso che alle scorse Olimpiadi la vide portabandiera e poi nona, pur con una serie di errori e di cadute. «Squadra che non vince» si cambia, ma la Kostner non è di questo avviso e fra Vancouver e Torino non ha apportato modifiche né al suo entourage, confermando lo psicologo Daniele Popolizio, né al suo programma di allenamento perché i cambiamenti - come quello epocale per lei di trasferirsi, dopo 8 anni, dalla Baviera alla California alla corte di Frank Carroll - «hanno bisogno di tempo per dare risultati». Ora di tempo "Caro" ne ha sempre meno, ma tanta è la voglia di riscatto per una stagione che non può finire così.

Sotto la Mole, Carolina proverà a liberarsi della mole di pensieri che ne opprimono il talento: ancora sette giorni per ritrovarsi, venerdì tocca al programma corto, sabato 26 al libero. Sperando che Carolina ritrovi la strada per spiccare il volo ed atterrare col sorriso.

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