Dal ghetto di Roma alla Germania. Il Bisio regista: "Una favola nella tragedia"

Un fanciullo viene deportato dai nazisti. E i suoi tre amici vanno a cercarlo

Dal ghetto di Roma alla Germania. Il Bisio regista: "Una favola nella tragedia"
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Il 16 ottobre sarà il triste anniversario degli 80 anni dal rastrellamento degli ebrei nel Ghetto di Roma e oggi esce al cinema L'ultima volta che siamo stati bambini, opera prima come regista di Claudio Bisio, che inizia proprio in quell'estate del 1943 con quattro bambini che giocano alla guerra mentre Roma viene bombardata. Uno di loro è ebreo e, appunto il 16 ottobre, viene portato via dai tedeschi insieme a migliaia di altri uomini, donne e bambini. Ai tre amici rimasti, che non riescono a capire quanto sta succedendo (come oggi ci appaiono incredibili le immagini che arrivano da Israele attaccato dai terroristi di Hamas che non hanno risparmiato neppure i bambini), non resta che ricorrere alla soluzione più semplice e lineare: partire in segreto a piedi alla volta della Germania per liberarlo.

Tutto nasce dall'omonimo romanzo di Fabio Bartolomei (edizioni e/o) che, dice Claudio Bisio, «è bellissimo, appena l'ho letto l'ho opzionato e poi comprato i diritti, ma non ho pensato subito alla regia, perché nella terza parte della mia vita volevo dedicarmi di più alla produzione. Poi con curiosità Medusa ha letto la storia e immediatamente Fabio Bonifacci ha cominciato a trasformare il romanzo in sceneggiatura. Così, dopo qualche riunione, mi hanno proposto la regia. Ma solo quando, dopo parecchi mesi, ho trovato i quattro attori bambini giusti mi sono detto: Sì, posso farlo». I personaggi di Italo (figlio di un militare fascista impersonato da Bisio in un piccolo cameo), Cosimo (papà dissidente), Vanda (orfana) e Riccardo (l'ebreo) rispondono ai nomi di Vincenzo Sebastiani, Alessio Di Domenicantonio, Carlotta De Leonardis e Lorenzo McGovern Zaini, che riescono a mantenere il film sui toni della commedia senza però avere paura, in alcuni momenti, di passare ad accenti più realistici e cattivi (il film inizia con uno dei bambini che sputa a un altro proprio perché ebreo), fino a quelli più drammatici in un finale molto significativo. Sullo stesso binario ferroviario su cui si sono incamminati i tre ragazzi, troviamo anche due adulti, la suora Agnese (Marianna Fontana) dell'orfanotrofio della piccola Vanda e il fratello (Federico Cesari) di Italo, fascista convinto. Lo scontro-incontro tra i due racconta un altro pezzo di storia italiana. «È questo il film che volevo realizzare - spiega Bisio - e la difficoltà più grossa è stata trasmettere al meglio del cinema italiano che mi ha aiutato - da Pivio e Aldo De Scalzi alle musiche, a Italo Petriccione alla fotografia - questo tono anche da favola.

È una storia di fantasia ma immersa in un mondo vivido, quello della Shoah». Anche lo sceneggiatore Fabio Bonifacci, il quale, nonostante la lunga carriera soltanto per la terza volta lavora sulla riduzione di un libro, la pensa così: «Il fatto che ci sia una tragedia che si consuma non impedisce di fare una commedia pura con una realtà che fa sorridere». Ma pur essendoci un libro dietro, si è giunti alla stesura di ben sei trattamenti e, svela Bisio, «a un certo punto abbiamo fatto leggere tutto alla Comunità ebraica che ci ha invitato a Roma. Io ero convinto che ci facessero i complimenti e basta. Invece ci hanno consegnato un po' di annotazioni».

L'ultima volta che siamo stati bambini esce dunque in un momento particolarmente duro per la Comunità ebraica e ha ricevuto il plauso della senatrice Liliana Segre che ha voluto mandare questo messaggio al regista: «Caro Claudio ho molto apprezzato il tuo film perché hai saputo rendere la freschezza e l'innocenza dei bambini con un tratto talmente sensibile da offuscare la tragedia che c'è sullo sfondo».

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