Clima, temperature più calde: ghiacciai ristretti, allarme Po

Dal 1960 ad oggi le temperature dei fiumi hanno registrato un forte incremento. I ghiacciai sulle Alpi si sciolgono. Allarme della Ue

Clima, temperature più calde: 
ghiacciai ristretti, allarme Po

Roma - Dal 1960 ad oggi la temperatura media annuale nel bacino del fiume Po è cresciuta di circa due gradi. Le temperature sulle Alpi sono aumentate di oltre il doppio rispetto alla media globale. Questi sono solo alcuni dei dati sugli effetti dell’allarme clima contenuti nel rapporto intitolato Cambiamento climatico regionale e adattamento - Le Alpi affrontano la sfida della modifica delle risorse idriche, pubblicato dall’Agenzia europea per l’Ambiente (Eea).

Il Po è sempre più caldo Dal 1960 ad oggi la temperatura media annuale nel bacino del fiume Po è cresciuta di circa due gradi. Se il trend attuale dovesse confermarsi, le previsioni indicano una salita di ulteriori 3-4 gradi entro la fine del secolo. Nel volume si affrontano alcuni casi regionali di grandi bacini a livello Ue che vengono alimentati dall risorse idriche sulle Alpi, rilevando gli impatti climatici registrati. Il caso del Po non è l’unico italiano citato, c’è anche l’Adige, la cui temperatura media annuale, nel periodo 1926-2006, è cresciuta tra 1,3 e 1,5 gradi, mentre le precipitazioni annue sono diminuite di circa il 10%. Precipitazioni che, secondo uno studio del 2007 citato dal rapporto, nel periodo fra 1975 e 2006 nel Po sono crollate del 20% su base annuale e del 35% tra i mesi di gennaio e agosto. Trend analoghi sono stati rilevati nei dati sulla portata per la sezione di Pontelagoscuro sul delta dello stesso fiume, con una diminuzione del 20% e un ulteriore declino del 40% nella stagione estiva. Le cose a monte del Po, così come per l’Adige, non sembrano andare meglio, visto che è stato riscontrato un calo significativo della neve fresca e del volume dei ghiacciai alpini che li alimentano. Nello specifico, per quanto riguarda il Po, dal 1860 ad oggi è stata registrata una perdita del 40% della superficie dei ghiacciai che lo interessano. La ridotta disponibilità d’acqua causata dai cambiamenti climatici ha contribuito quindi al deterioramento della condizioni del grande fiume, in primo luogo con la perdita della capacità di auto-pulizia, poi con l’ intrusione del cuneo salino al di là del delta. Per affrontare l’impatto dei periodi di siccità nell’intero bacino quindi, tra tutti gli organismi coinvolti nella gestione è stato quindi stabilito un protocollo di coordinamento, in particolare per il bacino alpino, che determina gran parte della portata del Po. 

Il surriscaldamento dei ghiacciai Secondo il documento, l’emergenza clima minaccia di continuare a modificare il sistema idrogeologico alpino in modo drastico: le previste riduzioni delle precipitazioni, nella quantità di neve e di ghiacciai, non farà che alterare il ciclo dell’acqua, portando maggiore siccità durante l’estate, alluvioni e frane d’inverno, con una forte variabilità da un anno all’altro. Il punto è che fenomeni di scarsità d’acqua ed eventi estremi più frequenti, combinati ad una crescente domanda (dall’agrcoltura al turismo), potrebbero avere seri impatti negativi sui servizi degli ecosistemi, come la fornitura di acqua potabile. Settori come edilizia, agricoltura, produzione di energia, sono già vulnerabili a fenomeni di scarsità d’acqua. Ecco perchè è importante affrontare casi pratici di adattamento all’emergenza clima, con uno sguardo rivolto alle sfide future.

Il caso Sud Tirolo Un esempio documentato nel rapporto Ue, in Italia, è quello del Sud Tirolo, cioè la Provincia di Bolzano. Parti di quest’area (Vinschgau e altipiani aridi vicino Bolzano e Brixen), appartengono alle vallate alpine interne, dove l’acqua è stata una risorsa rara per secoli. In risposta a questo problema, il Sud Tirolo ha messo a punto un sistema tradizionale e complesso di canali di irrigazione, diritti sull’acqua e gestori locali della risorsa idrica. L’ammontare totale di acqua disponibile nella regione è sufficiente, la scarsità d’acqua infatti arriva da una distribuzione irregolare nello spazio e nel tempo della domanda e della fornitura. Le misure già prese, secondo il rapporto Ue, però sono ancora insufficienti, visto che c’è un potenziale enorme di risparmio nel consumo della risorsa, prima di tutto in agricoltura, settore che succhia il 70% dell’acqua disponibile. Cosa fare? Ad esempio sistemi di irrigazione più efficienti obbligatori per tutti, oltre a costruire cisterne di riserva. Altro capitolo è quello del settore turistico, dove ad esempio la domanda di acqua per la neve artificiale è più che raddoppiata negli ultimi dieci anni e la provincia ha già attivato riserve, ma il punto è che nessuno immagina un turismo con meno neve o addirittura senza.

Gli scenari per il Sud Tirolo intanto prevedono uno spostamento delle precipitazioni dall’estate alla primavera e tardo inverno, con un calo d’estate tra il 5% e il 15% fino al 2050, per poi ridursi ulteriormente, di almeno il 40%, entro la fine del secolo. 

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