Bomba in un caffé a San Pietroburgo: morto blogger nazionalista russo

La bomba esplosa nel locale sarebbe stata nascosta in un "regalo" consegnato da una ragazza al blogger Vladlen Tatarsky, rimasto ucciso nell'esplosione. Oltre a lui ci sono altri 15 feriti

Bomba in un caffé a San Pietroburgo: morto blogger nazionalista russo

Un morto e almeno 15 feriti: è questo il bilancio temporaneo di un'esplosione avvenuta in un caffè nel cuore di San Pietroburgo, in Russia. Il ministero degli Interni di Mosca ha svelato l'identità della vittima, il blogger militare Vladlen Tatarsky, il cui vero nome era Maksim Fomin. I media ucraini hanno scritto che il locale apparteneva a Yevgeny Prigozhin, il capo della milizia privata russa Wagner.

L'esplosione

Gli agenti delle forze dell'ordine hanno riferito all'agenzia di stampa russa Tass che "un ordigno esplosivo improvvisato esploso in un caffè di San Pietroburgo era pieno di munizioni". La testata ucraina Ukrainska Pravda ha invece sottolineato che "nel centro di San Pietroburgo, è avvenuta un'esplosione in un bar-caffè che apparteneva a Yevgeny Prigozhin, causando la morte del noto blogger nazionalista russo Vladlen Tatarsky".

Tatarsky, all'anagrafe Maxim Fomin, aveva oltre 560.000 follower su Telegram. L'uomo, 40 anni, aveva riferito dalla prima linea in Ucraina Russia. Fomin era noto per le sue posizioni filo-Putin e per l'appoggio totale alla cosiddetta "operazione militare speciale". Nell'ultimo anno aveva partecipato anche ad eventi al Cremlino. In una circostanza, aveva pubblicato un video affermando che "uccideremo e deprederemo tutti quelli che dobbiamo", riferendosi all'operazione militare.

Un messaggio a Mosca

La Tass ha precisato che l'esplosione è stata causata da oltre 200 grammi di Tnt. Stando alle prime indicazioni raccolte dalla stampa russa, inoltre, la bomba esplosa nel bar del centro di San Pietroburgo sarebbe stata nascosta in un "regalo" consegnato da una ragazza al blogger rimasto ucciso. Si trattava di una scatola contenente una statuetta, secondo una fonte citata da Ria Novosti.

Lo Street bar era stato affittato per un evento privato dal gruppo Cyber Front Z, che si definisce sui social network come formato da "soldati dell'informazione in Russia". "C'è stato un attacco terroristico - ha dichiarato su Telegram la formazione - le nostre misure di sicurezza non sono bastate", si è rammaricato. Secondo il ministero degli Interni, la polizia è sul posto per accertare quanto accaduto. È presente anche il procuratore di San Pietroburgo.

Giallo sul mandante

Chi c'è dietro l'esplosione? Difficile dirlo con esattezza. Le autorità russe hanno affermato che tutti i presenti al bar al momento della deflagrazione sarebbero stati controllati per "accertarne l'eventuale coinvolgimento".

L'analista militare Sean Bell ha invece dichiarato a Sky News che è "improbabile" che dietro l'esplosione ci sia l'esercito ucraino. "Potrebbe essere stato il movimento di resistenza, molto più probabilmente. Con l'aumento delle vittime russe dalla guerra in Ucraina, aumentano i disordini interni", ha spiegato.

Il consiglieri del presidente ucraino

Volodymyr Zelensky, Mykhailo Podolyak, ha detto che l'esplosione sarebbe stata causata dal "terrorismo interno", riferendosi a probabili dissidenti attivi sul territorio russo.

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