Esercito cinese in stato di massima allerta: perché è scattato l'allarme

L'Esercito Popolare di Liberazione cinese ha riferito di essere in stato di massima allerta per difendere la sovranità nazionale. Pechino ha risposto alle manovre militari effettuate da Usa, Filippine e Giappone

Esercito cinese in stato di massima allerta: perché è scattato l'allarme
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Nelle ultime ore l'Esercito Popolare di Liberazione (PLA) cinese ha condannato le esercitazioni congiunte effettuate Stati Uniti, Filippine e Giappone nel Mar Cinese Meridionale. Le forze armate di Pechino hanno inoltre riferito di essere in stato di massima allerta per difendere la sovranità nazionale, visto che le manovre rivali si svolgono in un'area marittima contesa. Il Comando del teatro meridionale del PLA ha svolto un "pattugliamento di routine", ha spiegato il portavoce dello stesso comando, il colonnello Tian Junli, mentre sono in corso gli sforzi "delle Filippine per arruolare Paesi al di fuori della regione per promuovere e diffondere le sue rivendicazioni illegittime nel Mar Cinese Meridionale".

Le mosse degli Usa e la risposta dell'esercito cinese

"Mettiamo in guardia la parte filippina dal provocare incidenti e dal prendere iniziative che possano aumentare le tensioni nel Mar Cinese Meridionale, e cercare sostegno esterno si rivelerebbe inutile", ha aggiunto Tian Junli, secondo quanto riportato dall'agenzia Xinhua. Le tensioni nella regione hanno raggiunto nuovi massimi dopo le esercitazioni navali condotte dagli Stati Uniti e dai suoi due alleati giapponesi e filippini, esercitazioni svolte sotto un blocco di sicurezza trilaterale istituito dalla precedente amministrazione Usa guidata da Joe Biden. Le osservazioni dell'esercito cinese, tra l'altro, sono arrivate mentre il Segretario alla Difesa degli Stati Uniti, Pete Hegseth, concludeva una visita nelle Filippine, dove ha ribadito l'impegno di Washington nel "sostenere una regione indo-pacifica libera e aperta".

A Manila, Hegseth ha incontrato il suo omologo filippino Gilberto Teodoro Jnr e il presidente Ferdinand Marcos Jnr. L'alto funzionario Usa ha fatto sapere che un altro sistema missilistico avanzato degli Stati Uniti sarà dispiegati nel Paese per scoraggiare la Cina. Il Navy-Marine Expeditionary Ship Interdiction System (NMESIS), un lanciamissili antinave mobile con base a terra, verrà utilizzato durante l'esercitazione congiunta annuale Balikatan di aprile, insieme a navi di superficie avanzate senza pilota. "Questi sistemi consentiranno alle forze armate statunitensi e a quelle delle Filippine di addestrarsi insieme nell'uso di capacità avanzate per difendere la sovranità delle Filippine", ha detto Hegseth in una conferenza stampa.

Il sistema NMESIS nelle Filippine

Hegseth ha inoltre annunciato una serie di misure coraggiose, come l’addestramento congiunto nella provincia filippina più settentrionale, più vicina a Taiwan, e una campagna congiunta sulla sicurezza informatica. L'annuncio del NMESIS segue l'implementazione del Typhoon avvenuta un anno fa: un sistema missilistico intermedio strategico che gli Stati Uniti hanno piazzato sull'isola di Luzon, nelle Filippine settentrionali, da dove può raggiungere gran parte del Mar Cinese Meridionale e parti della Cina continentale.

Il sistema NMESIS, ha spiegato nel dettaglio il South China Morning Post, è stato sviluppato per il Corpo dei Marines degli Stati Uniti e può colpire bersagli sulla terraferma e in mare, comprese le navi. È armato con missili Naval Strike che hanno una gittata di circa 185 chilometri e ha capacità stealth progettate per aiutarlo a eludere i radar nemici.

"L'impiego dell'NMESIS e di altri veicoli di superficie senza pilota accelererà l'introduzione di queste tecnologie nel panorama delle Forze armate filippine e addestrerà le nostre truppe ad addestrarsi per capacità tecnologiche più elevate di cui abbiamo bisogno per un'efficace deterrenza in futuro", ha affermato Teodoro. Hegseth e Teodoro hanno inoltre ribadito l'impegno di entrambe le parti nei confronti del Trattato di mutua difesa tra Stati Uniti e Filippine del 1951 in "un contesto di sicurezza sempre più complesso".

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