Il nuovo "attacco" cinese agli Usa e quel furto misterioso: "Minaccia senza precedenti"

I capi delle intelligence dei Paesi membri dei Five Eyes si sono riuniti nella Silicon Valley per denunciare lo spionaggio della Cina contro le tecnologie occidentali

Il nuovo "attacco" cinese agli Usa e quel furto misterioso: "Minaccia senza precedenti"
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Più della metà degli sforzi di spionaggio avanzati dalla Cina per rubare tecnologia statunitense avverrebbe all’interno della Silicon Valley. È questo l’ultimo allarme lanciato dall’FBI nel corso di un insolito incontro tenutosi proprio nel cuore della Silicon Valley, e al quale hanno partecipato i leader dell’intelligence dei Paesi membri dell’alleanza Five Eyes, ovvero Stati Uniti, Canada, Australia, Nuova Zelanda e Regno Unito. I partner hanno annunciato di incrementare le contromisure per scongiurare furti sensibili dalle aziende tecnologiche dei rispettivi Stati coadiuvati da Pechino. Nel mirino del Dragone, dunque, non ci sarebbero più soltanto le istituzioni, i parlamenti e i governi stranieri, ma anche gli scintillanti complessi che ospitano le più importanti società hi-tech del mondo.

La riunione dei leader dell’intelligence

Gli alti funzionari delle intelligence dei Paesi sopra citati, ha scritto il New York Times, hanno discusso su come proteggere le nuove tecnologie e aiutare le nazioni occidentali a mantenere il loro vantaggio sulla Cina. Il loro obiettivo: cercare di coinvolgere l’industria privata nella lotta contro quella che è stata definita una "minaccia senza precedenti".

La scelta del luogo dell’incontro – l’Università di Stanford, nella Silicon Valley – è stata strategica. Mentre Washington è spesso considerata il principale campo di battaglia dello spionaggio negli Stati Uniti, i funzionari dell’FBI stimano che più della metà dello spionaggio cinese focalizzato sul furto di tecnologia americana abbia luogo nella Bay Area.

È stata la prima volta che i capi dell'FBI e dell'MI5 britannico, insieme alle loro controparti di Australia, Canada e Nuova Zelanda, si sono riuniti per una discussione pubblica sulle minacce rappresentate da presunte spie cinesi. Si è trattato, in effetti, di un vertice di "cacciatori di spie", e cioè di funzionari incaricati di individuare e fermare i tentativi della Cina di rubare i segreti degli alleati.

Cosa cerca la Cina

"Non esiste minaccia all’innovazione più grande del governo cinese", ha dichiarato Christopher A. Wray, il direttore dell'FBI, nel tentativo di dimostrare all’industria privata che gli interessi di sicurezza dell’Occidente sono allineati anche agli interessi commerciali. Il messaggio inviato, insomma, è chiaro: nessuno ci guadagna se la Cina ruba la proprietà intellettuale occidentale.

In ogni caso, i capi dello spionaggio hanno affermato che la Cina è fortemente interessata all’intelligenza artificiale sviluppata oltre la Muraglia, una tecnologia che consentirà ai Paesi che saranno in grado di maneggiarla di migliorare la raccolta e l’analisi dell’intelligence, e che è destinata a rappresentare un motore di guadagni economici per anni a venire. "Stanno utilizzando l'intelligenza artificiale per migliorare le loro già massicce operazioni di hacking, utilizzando di fatto la nostra stessa tecnologia contro di noi", ha aggiunto Wray puntando il dito contro Pechino.

Una "minaccia senza precedenti"

Ken McCallum, direttore generale dell’MI5, anch’egli presente all’incontro, ha affermato che, dal 2018 in poi, il numero di indagini sullo spionaggio cinese in Gran Bretagna è aumentato sostanzialmente, e che le tecnologie che la Cina sta cercando di rubare hanno il potenziale per trasformare sia l’economia che la sicurezza globali. Si tratta di un’esagerazione o è davvero in corso una campagna del genere da parte di Pechino? I capi delle intelligence riuniti a Stanford non hanno dubbi. Il Dragone starebbe utilizzando l’hacking, la pressione sugli studenti cinesi, gli informatori delle aziende occidentali e le joint venture con aziende occidentali per cercare di rubare tecnologia sensibile.

Lo spionaggio della Cina, ha avvertito Wray, "avviene a spese degli innovatori in tutti e cinque i nostri Paesi", e questa minaccia "non ha fatto che crescere e diventare più pericolosa e insidiosa negli ultimi anni". Lo stesso Wray ha affermato che ci sono più di 2.000 indagini correnti dell'Fbi legate alla Cina, e che l'agenzia investigativa statunitense arriva ad aprire un nuovo caso riguardante la prima potenza asiatica ogni 12 ore.

"Tutte le nazioni spiano", ha riconosciuto nel corso dell'evento Mike Burgess, capo del servizio di sicurezza dell'Australia, "ma il comportamento di cui stiamo parlando va ben oltre lo spionaggio tradizionale".

Il funzionario ha sostenuto che la portata delle attività di spionaggio e furto intellettuale riconducibili alla Cina non abbia precedenti nella storia umana, e che per tale ragione debba essere denunciata con forza. Nel frattempo le tensioni lungo l’asse che collega Washington a Pechino sono destinate ad aumentare.

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