"Ossessivo con la 16enne". Il giudice separa i fidanzati col braccialetto elettronico

Preoccupata per la relazione tossica della figlia, una madre si è rivolta alle autorità locali

"Ossessivo con la 16enne". Il giudice separa i fidanzati col braccialetto elettronico
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Allarmata dalla relazione ossessiva che si era creata fra la figlia di 16 anni e il fidanzato, una mamma ha deciso di denunciare alle autorità locali nella speranza di ottenere aiuto ed evitare l'irreparabile.

La donna, separata e con tre figli, ha visto il pericolo imminente ed ha deciso di lanciare l'allarme, descrivendo agli inquirenti una situazione ormai ingestibile. "Mia figlia ha una relazione malata, è oppressa dalla gelosia patologica del suo ragazzo. Lui è aggressivo e possessivo, l'ha costretta ad isolarsi dagli amici, la controlla ovunque, pretende di aver mandati video e foto che dimostrino dov'è, spesso la obbliga a saltare la scuola, è entrato persino nel registro elettronico. Mia figlia è totalmente plagiata da lui, lei non lo capisce, ma io ho paura. Vi scongiuro, aiutatemi", sarebbero state le sue parole, riportate da Repubblica.

È stato così che la donna si è rivolta al commissariato di Marsala, andando contro al volere della figlia, legatissima al ragazzo. Pur di salvare la 16enne, la madre è addirittura arrivata a chiedere il trasferimento della minore in una comunità protetta.

Separati contro la loro volontà

Compresa la situazione, il giudice si è espresso con una decisione drastica, vietando ai ragazzi di vedersi. A entrambi è stato applicato il braccialetto elettronico, con tanto di divieto - per il 21enne - di avvicinamento a meno di 300 metri dalla 16enne, a cui è stato imposto il dispositivo solo per controllare che l'altro rispetti la distanza. Il giovane ha inoltre l'assoluto divieto di contattare la ragazza mediante qualsiasi mezzo.

"Ci siamo assunti la grande responsabilità di entrare a gamba tesa nella vita privata di questi ragazzi. Una madre che denuncia, la figlia che nega. Ci siamo interrogati con i colleghi se e come intervenire, ma i riscontri trovati a scuola e nel cellulare della ragazza erano consistenti", ha spiegato a Repubblica il procuratore di Marsala Fernando Asaro. "Non sappiamo come sarebbe finita questa storia se non lo avessimo fatto, ma da padre, da cittadino, da magistrato, toccato profondamente come tutti dalla tragedia di Giulia Cecchettin, ritengo che sia ineludibile cogliere qualsiasi segnale e intervenire prima che sia troppo tardi", ha aggiunto.

Lo stalking subdolo

Gli inquirenti hanno dunque deciso di agire in tal senso per evitare il peggio, individuando nel ragazzo dei comportamenti ritenuti a rischio. Nella giovane coppia – 16 anni lei, 21 anni lui – si era instaurato un legame ossessivo e possessivo. In un solo anno di relazione, la ragazza era cambiata, mutando modo di comportarsi o di vestire. La 16enne aveva troncato tutte le sue amicizie, si era chiusa in se stessa, era diventata più malinconica. "Neanche dal cardiologo le ha consentito di andare, perché era un uomo", ha raccontato la mamma alle autorità. "Lui la fa spesso piangere e la insulta violentemente perché in passato ha avuto un altro ragazzo o perché non gli ubbidisce".

Il 21enne non avrebbe mai fatto del male fisico alla fidanzata, ma l'avrebbe sottoposta a violenze di natura psicologica. Ciò emerge dai messaggi scambiati fra i due, dove non mancano insulti e frasi che inducano al suicidio, come "Ammazzati, buttati dal balcone, ma di testa". La giovane non si sarebbe mai ribellata, anzi. Nella rubrica del telefono, il 21enne è salvato come "Mio marito".

Secondo il sostituto procuratore Roberto Piscitello, che ha richiesto il drastico provvedimento, si tratta di una forma di stalking molto subdola. Un pericolo che la 16enne, essendo ancora molto giovane, non è stata in grado di ricoscere.

"Proprio la norma di legge che incrimina gli atti persecutori mette in evidenza come sia doveroso procedere anche in assenza di querela e contro la volontà della persona offesa", ha spiegato.

Ecco perché le autorità sono tempestivamente intervenute, emettendo un provvedimento a sole 3 settimane di distanza dalla denuncia della madre.

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