Ferrara, così Riccardo ha convinto Manuel a uccidere

Così Riccardo, sbruffone che odiava i suoi, ha convinto l'amico Manuel a uccidere i ristoratori di Ferrara

Ferrara, così Riccardo ha convinto Manuel a uccidere

"Ti do quello che vuoi. Soldi quanti ne vuoi, se mi aiuti a fare questa cosa". Così Riccardo Vincelli ha convinto Manuel Sartori, amico della vita e disposto a tutto pur di compiacerlo, a uccidere i suoi genitori, Nunzia Di Gianni e Salvatore Vincelli.

Un'amicizia "asimmetrica", la definisce il Corriere della Sera. Un "legame morboso", per il Messaggero. Uno, Riccardo, sbruffone sempre alla moda, l'altro, Manuel, timido, introverso, più debole, pronto persino a impugnare l'ascia per uccidere la coppia di ristoratori di Ferrara. 16 anni il primo, 17 anni l'altro. I due sono cresciuti insieme, prima con tra i giochi da bambini, poi tra notti a giocare ai videogiochi, serate in discoteca e ore al bar del paese con il resto della comitiva. "Si facevano spinelli su spinelli", racconta ora qualcuno. "A loro piacevano soprattutto i giochi di guerra", racconta un altro.

Riccardo si lamentava spesso dei genitori, che non volevano comprargli lo scooter. Ce l'aveva soprattutto con la madre che - a suo dire - gli impediva di fare quello che voleva e lo tormentava per gli scarsi risultati scolastici. Dovuti a pigrizia, più che a un vero senso di ribellione. Pigrizia in cui veniva assecondato anche da Manuel: entrambi saltavano spesso la scuola insieme.

Di una cosa a Pontelangorino - frazione di un migliaio di abitanti di Codigoro - sono certi: quel rapporto tra i due era solo un'amicizia molto stretta. "Qualcuno è venuto qui a dire che magari erano gay", racconta un coetaneo, "Non è così. In passato entrambi avevano la fidanzata".

"Manuel è un buono, che ci crediate o no", ripete il padre del giovane, "Si è fatto lusingare dai soldi ed erano davvero tanti. I carabinieri li hanno trovati qui a casa, nascosti in un angolo. Un portafoglio gonfio di soldi.

Mi hanno tenuto lì ore e ore, poi alle sette del mattino mi hanno detto che Manuel aveva confessato e me l’hanno fatto incontrare un attimo, gli ho dato uno schiaffone. Era distrutto che non sembrava neanche lui, mi ha detto papà, perdonami. Adesso la nostra paura è che si uccida".

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