Veneto pronto alla ricostruzione, Zaia: "Impianti sciistici aperti l'8 dicembre"

Il sindaco di Belluno ringrazia i volontari, circa 400. E lo scenario che si apre ai nostri occhi, è apocalittico. Tetti scoperchiati, alberi abbattuti, enormi massi sull'asfalto, strade crollate, intere distese di fango.

Veneto pronto alla ricostruzione, Zaia: "Impianti sciistici aperti l'8 dicembre"

È la furia della montagna. La furia che spazza via tutto quello che incontra. Da giorni le popolazioni del bellunese stanno vivendo un incubo. È l’incubo della natura che si abbatte sulla natura stessa, è l’incubo di essere senza acqua, senza luce, senza gas, senza un tetto sulla testa. Ma soprattutto l’incubo che possa tornare.

Il maltempo nel bellunese arriva nella giornata di lunedì, lunedì scorso, una settimana fa. Lì per lì sembrava un temporale come tutti gli altri, forse più potente, ma poi. Poi la furia. Poi la tempesta. Poi la devastazione. Il vento ha soffiato a 190km/h. I pali della luce si sono spezzati come grissini. Gli alberi, le piante sono caduti. Chi a destra, chi a sinistra. Le distese di piante sembrano campi di sterminio. I tetti si sono scoperchiati. Le strade si sono squarciate. L’asfalto è ceduto. I torrenti si sono riempiti di fango legname e acqua melmosa. I laghi si sono inceneriti di un colore grigio cenere. I fiumi sono esondati. Le frane hanno ceduto e sassi ghiaia e sabbia sono caduti sull’asfalto.

Quando arriviamo a Rocca Pietore, comune dell’Agordino lo scenario davanti a noi è surreale. Le strade sono distese di fango sabbia e detriti. Le case sono inzuppate dall’alluvione. La gente è riversa fuori in strada e spala il fango con le unghie e con i denti. Gli alberi ci sbattono accanto all’auto del Soccorso Alpino Veneto che ci accompagna nelle zone disastrate e sono mozzati per metà. Dal basso si vedono intere distese di piante in posizioni orizzontale, quelli che prima era alberi che svettavano in alto in piedi su in cima alla montagna, ora sono stecchini morti ammazzati dalla furia del vento. Chi è caduto a destra, chi a sinistra, chi pende dall’alto.

Gli uomini della protezione civile, del Corpo Nazionale del Soccorso Alpino e Speleologico, i militari dell’esercito, i carabinieri forestali, i vigili del Fuoco, le squadre di emergenza, la finanza, la polizia di Stato, i sanitari del Suem, stanno lavorando da una settimana h 24 in condizioni estreme. Prima per raggiungere le popolazioni isolate e per portare loro viveri e quelle cose di prima necessità. Ora per riportare loro la luce, per portare loro l’acqua, per riparare le case perché qui tra poco arriva il freddo. Gli uomini della protezione civile caricano l’acqua sui camion, gli elicotteri trasportano i generatori; i primi giorni nemmeno gli elicotteri riuscivano a volare, tanto era il vento la pioggia e la tempesta. Alcune persone sono state raggiunte dopo quattro giorni e venerdì una frana ha interrotto la strada da Cencenighe ad Agordo e così altre frazioni isolate. C’erano degli anziani che gli uomini del Soccorso Alpino hanno raggiungo a fatica.

Ma qui lo scenario in ogni dove è veramente devastante. Le zone più colpite sono Rocca Pietore, Sotto Guda, Laste, Colle Santa Lucia e Livinallongo del Col di Lana. Alex Barattin, delegato seconda sezione Dolomiti Bellunesi che ci accompagna in questo viaggio, ci porta a vedere una briglia, una specie di diga per consentire al getto dell’acqua di rallentare. Ecco, la furia del vento che ha spezzato gli alberi che hanno intasato il bacino della diga, ha spinto così talmente forte che ha sbriciolato la diga stessa. Le scene sono incredule davanti ai nostri occhi. O come quel masso caduto sopra un torrente che si dovrà far esplodere perché è largo 4 metri, ha la forma di un formaggino, ma non si riesce a tagliare.

E qui siamo ai piedi della Marmolada. Una zona che ha sempre vissuto di turismo e che continuerà a vivere. “Non abbandoniamo la montagna”, è l’appello del governatore del Veneto, Luca Zaia. “Invito tutti – ha scritto su Facebook - ad attendere il ripristino della viabilità nelle zone colpite dal maltempo e poi si torni in montagna per una gita fuori porta, per un caffè, mangiare un panino o fare mezza giornata di sci”. Ma il territorio colpito è vastissimo. I danni sono enormi. Si temono danni per un miliardo di euro con oltre 300 mila alberi soltanto nell’Altopiano di Asiago abbattuti. Secondo gli esperti potrebbe volerci un secolo per rimboschire le montagne.

Anche il lago di Garda, per salvare Verona, ha dovuto ingoiare la piena dell'Adige, sfigurato da migliaia di metri cubi di fango e detriti. L'acqua è diventata marrone. L'apertura dello scolmatore Adige-Garda ha fatto scaricare nel lago più grande d'Italia 350 metri cubi d'acqua al secondo. Un bilancio pesantissimo anche nel Cadore, Comelico e Val Boite con interi boschi delle Alpi rasi al suolo. E poi, poi c’è la frana del Tessina, il più grande smottamento dell’arco alpino d’Europa situata a Chies D’Alpago. Tutta la zona è a rischio ed è pronto anche il piano di evacuazione dell’intera frazione di Funes: circa 40 abitanti. Un fenomeno complesso che si estende da quota 1200 metri fino a quota 650.

E ora? Ora si va avanti, si scava, si procede. Il governatore del Veneto Luca Zaia ha assicurato che tutti gli impianti sciistici saranno aperti regolarmente per l’inizio della stagione già l'8 dicembre. "Su piste e impianti si stanno facendo verifiche e interventi - ha detto - e non ci saranno chiusure o ritardi nell’apertura della stagione dello sci. L’8 dicembre tutta la montagna veneta risponderà presente, perché tutto ciò che serve si sta già facendo".

E infatti un vero e proprio boom di volontari accorsi per dare una mano. Circa 400 persone che si sono offerte alla protezione civile bellunese. Il sindaco di Belluno, Jacopo Massaro, li ha ringraziati così, nella giornata di domenica, su Facebook: "Oggi è una giornata straordinaria. Ieri avevamo chiesto aiuto ai cittadini per pulire cunette, caditoie, fango e ramaglie in giro per la Città. Ci eravamo dati appuntamento per le 9 di stamattina.

Mi sono trovato di fronte 400 volontari di Belluno, di Treviso, Tarzo, Vittorio Veneto, Vicenza, della Comunità islamica bellunese, dell'associazione camerunensi, dei richiedenti asilo, la pro loco castionese, il comitato di Borgo piave, altri Comitati frazionali, gente da San Donà di Piave e da tanti altri posti. Mi scuso, ma erano tantissimi privati e tantissime associazioni e non riesco a citarle tutte". A Feltre è bastato far circolare un messaggio su Whatsapp e 300 sono state le risposte.

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