Cinque anni con Francesco: Papa di continuità o di rottura?

Papa Francesco è stato "eletto" pontefice il 13 marzo di cinque anni fa. Una rivoluzione annunciata che ha prodotto divisioni. Ecco le questioni aperte

Cinque anni con Francesco: Papa di continuità o di rottura?

Jorge Mario Bergoglio è stato "eletto" al soglio di Pietro il 13 marzo di cinque anni fa. L' ex arcivescovo di Buenos Aires ha scelto di chiamarsi Francesco. Un nome che era sempre stato usato in contrapposizione al potere ecclesiastico. San Francesco d'Assisi è il simbolo universale della povertà materiale. Il Vaticano è spesso associato a ricchezze, privilegi e gruppi di potere. Quella di papa Francesco, per farla breve, era stata annunciata come una rivoluzione.

Dopo le dimissioni choc di Benedetto XVI, il mondo attendeva con trepidazione il successore del teologo di Tubinga. Nello scacchiere degli schieramenti vaticani sembravano esistere due ipotesi: la continuità dottrinale rappresentata dal cardinale Angelo Scola o la rottura di certi schemi attraverso la scelta di un porporato "progressista".

Le agenzie di scommesse avevano previsto un certo spostamento del baricento: il favorito era Francis Arinze, cardinale nigeriano dato a 2,90, seguito da un altro africano, il ghanese Peter Turkson a 3.50. Poi c'erano il canadese Marc Ouellet (6.00) e gli italiani Scola (8.0) e Bertone (13.00). Ma lo spirito santo, si sa, non è quotabile.

L'uomo affacciatosi su Piazza San Pietro si è presentato al mondo con queste parole:"Fratelli e sorelle buonasera. Voi sapete che il dovere del Conclave è di dare un Vescovo a Roma. Sembra che i miei fratelli cardinali sono andati a prenderlo quasi alla fine del mondo. Ma siamo qui... Vi ringrazio dell'accoglienza, alla comunità diocesana di Roma, al suo Vescovo, grazie...". Da quel momento in poi il pontificato di Bergoglio è stato raccontato in due modi opposti: riconvertivo e salvifico per alcuni, divisivo e catastrofico per altri.

Papa Francesco ha fatto dei poveri, dei migranti, della radicalità del Vangelo e della misericordia il centro del magistero. L'Europa, abituata alla tradizione e alla fermezza dottrinale, è rimasta spiazzata. La visione di questo pontificato, ha detto Laurent Dandrieu, pare quasi accusare le popolazioni europee "di non fare abbastanza per l'accoglienza dello straniero". I fedeli, secondo la visione dell'intellettuale francese, si aspetterebbero un "atteggiamento materno" verso le "inquietudini" derivanti dalla scomparsa della civiltà occidentale, ma Bergoglio ammonisce sull'accoglienza con la stessa frequenza con cui Ratzinger insisteva sul relativismo.

Poi ci sono le cosiddette "svolte". Quelle che i "guardiani della rivoluzione" continuano a definire in linea con la dottrina e che i "cattolici tradizionalisti" criticano: il capitolo ottavo di Amoris Laetitia, che apre alla comunione per i divorziati risposati, la riabilitazione di Martin Lutero, un modo troppo "liberal" o "naif" di avere a che fare con l'islam, gli ecologismi, il pragmatismo, l'eccessivo richiamo al "discernimento", un governo poco collegiale, l'esautorazione dei ratzingeriani (Sarah e Mueller) in favore degli "aperturisti" Kasper e Marx, che starebbero lavorando a due "soluzioni": la messa ecumenica, cioè un rito valido tanto per i protestanti quanto per i cattolici e la communicatio in sacris, cioè l'accesso all'eucaristia per le coppie miste. Poi, ancora, l'aver inserito Emma Bonino tra i "grandi d'Italia", il presunto accordo per i vescovi sotterranei in Cina, la rivisitazione di Humanae Vitae, la benedizione per le coppie omossessuali, le aperture sui preti sposati e così via.

La Chiesa di Francesco, dicono i sostenitori dell'operato del papa, si è aperta al mondo ed è "in uscita". Piacere troppo al mondo, rispondono dalle parti della tradizione più ferma, non è proprio della Chiesa, ma di una Ong. Per i primi, Bergoglio sta tirando fuori la Chiesa dalle secche borbottanti dei tradizionalisti. Per i secondi, il pontefice argentino sta dividendo i cattolici, confondendo i fedeli, abbracciando la contemporaneità e ripristinando, per via delle singole interpretazioni delle Conferenze episcopali, le Chiese nazionali. Il Brasile, intanto, è diventato la nuova "capitale" statistica del cattolicesimo, mentre l'Europa è chiamata ad "dialogare", "generare" ed "integrare".

Di certo, in questa possibile duplice lettura, c'è che la Chiesa si sta evolvendo. "Il teologo del popolo" non cede di un passo sulla strada della rivoluzione. E la composizione dell'attuale Conclave lascia presagire che questa sia la rotta tracciata anche per il futuro. Joseph Ratzinger, nel 1969, aveva scritto che la Chiesa nel tempo sarebbe divenuta minoritaria, irrilevante e destinata a ripartire da piccoli gruppi di fedeli.

Secondo i tradizionalisti la Chiesa, con

questo pontefice, starebbe andando verso la scomparsa. Almeno per come l'abbiamo conosciuta. Per i papisti, invece, Bergoglio avrebbe scongiurato proprio quella fine. In ogni caso, noi possiamo solo stare a guardare. Buon anniversario, Santo Padre.

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