In un laboratorio Usa creato il virus per il "contagio intenzionale"

Negli Stati Uniti il National Institute of Allergy and Infectious Diseases ha intenzione di produrre un virus meno potente con il quale contagiare volontari vaccinati

In un laboratorio Usa creato il virus per il "contagio intenzionale"

Produrre in laboratorio un ceppo di coronavirus meno aggressivo di quello che sta circolando in giro per il mondo da febbraio, per poi somministrarlo direttamente nel naso ai volontari vaccinati, così da verificare il grado di protezione di quel vaccino dal "vero" Sars-CoV-2. È questo l'ultimo progetto a cui sta lavorando il National Institute of Allergy and Infectious Diseases (Niaid) guidato da Anthony Fauci, epidemiologo della Casa Bianca.

L'esperimento del Niaid

La notizia, riportata da Reuters, ha subito scatenato un turbinio di voci contrastanti, che toccano tanto gli aspetti etici tanto quelli legali. Certo è che gli scienziati del governo americano hanno già iniziato a lavorare per realizzare una copia sbiadita del coronavirus, la quale potrebbe essere usata in un controverso studio in cui volontari sani sarebbero vaccinati per poi essere intenzionalmente infettati dal virus artificiale meno potente. Secondo le ultime indiscrezioni, gli studi sono attualmente nella fase preliminare.

L'obiettivo di tale esperimento è verificare in tempi brevi se la protezione fornita da un vaccino è efficace. Scendendo nel dettaglio, gli scienziati vogliono controllare se un ipotetico antidoto è in grado di offrire una valida protezione alla popolazione. Detto altrimenti: in questo modo – sostengono alcuni - si intensificherebbero i progressi verso la realizzazione di un vaccino anti Covid.

Sappiamo infatti che, prima di poter dire di avere un vaccino pronto all'uso, è necessario superare varie fasi di studio, raccogliere dati, verificare effetti e via dicendo. La mossa del Niaid, adottata ufficialmente da 35 parlamentari americani e diffusa da alcune riviste scientifiche, potrebbe ridurre la sperimentazione di un vaccino di molti mesi. Solitamente, infatti, la maggior parte degli studi sui vaccini si basa su infezioni involontarie, che possono tuttavia richiedere tempo prima di verificarsi.

Favorevoli e contrari

L'Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms) ha giudicato questo percorso fattibile, se intrapreso con le opportune cautele. Varie case farmaceutiche, come ad esempio AstraZeneca e Johnson&Johnson, hanno detto di essere disponibili ad adottare tale strada, ma solo in caso di necessità.

Il Niad ha confermato a Reuters che sta valutando la necessità di "effettuare studi di human challenge per valutare i vaccini candidati o le terapie contro il Covid" e che "le considerazioni etiche e tecniche sono allo studio". In ogni caso, due sono le cautele previste prima di dare adito a una sperimentazione del genere: il ceppo creato in laboratorio deve essere meno aggressivo di quello naturale e devono essere messi a punto locali isolati in cui tenere i volontari infetti.

La comunità scientifica si è spaccata in due.

Da una parte troviamo chi sarebbe anche favorevole a seguire la pista dello human challenge, ma dall'altra ci sono molti esperti che considerano immorali le sperimentazioni umani del nuovo coronavirus. Anche perché, ad oggi, non esistono "terapie di salvataggio" per coloro che si ammalano. I volontari infettati, quindi, potrebbero andare incontro a seri rischi.

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